23 maggio 1992 - 19 luglio 1992 (57 giorni)
Giovanni Falcone (Palermo, 20 maggio 1939 – Palermo, 23 maggio 1992) è stato un magistrato italiano. Assassinato insieme alla moglie e alla scorta dalla mafia, è considerato un eroe italiano, come Paolo Borsellino, di cui fu amico e collega.
Paolo Borsellino (Palermo, 19 gennaio 1940 – Palermo, 19 luglio 1992) è stato un magistrato italiano, vittima della mafia. È considerato un eroe italiano, comeGiovanni Falcone, di cui fu amico e collega.
CRONOLOGIA
23 maggio 1992 - 19 luglio 1992: 57 giorni - PARTE PRIMA
23 maggio - 19 luglio 1992: 57 giorni - PARTE SECONDA
23 maggio - 19 luglio 1992: 57 giorni - PARTE TERZA
23 maggio - 19 luglio 1992: 57 giorni (Audio)
giovedì 15 marzo 2012
martedì 14 febbraio 2012
La qualità della raccolta differenziata a Bari | video
La qualità della raccolta differenziata a Bari | video
L'inchiesta di Eco dalle Città sulla qualità della raccolta differenziata nel comune di Bari, con Attilio Tornavacca di Esper, interviste di Giuseppe Miccoli, riprese di Ilaria Marzo, Montaggio di Matteo Finco.
Quattro i quartieri analizzati: Bari vecchia, Villaggio del Lavoratore (presso Stanic), Japigia e Poggiofranco. La raccolta differenziata peggiora se i bidoncini della raccolta vengono posti al di fuori delle pertinenze condominiali. In questo caso, siamo in presenza di raccolte di "prossimità" e non del vero e proprio "Porta a porta".
video di 11 minuti
Qui il video da 18 minuti, http://vimeo.com/31104448.
Le regole dello scrivere bene di Umberto Eco
Le Quaranta Regole dello Scrivere Bene di Umberto Eco, da La Bustina di Minerva, Bompiani (2000), una raccolta non completa delle famose "Bustine", riportate nell'ultima pagina dell'Espresso). Il suo consiglio: «Le faccio mie, con qualche variazione, perché penso che possano essere utili a molti, specie a coloro che frequentano le scuole di scrittura.»
1. Evita le allitterazioni, anche se allettano gli allocchi.
2. Non è che il congiuntivo va evitato, anzi, che lo si usa quando necessario.
3. Evita le frasi fatte: è minestra riscaldata.
4. Esprimiti siccome ti nutri.
5. Non usare sigle commerciali & abbreviazioni etc.
6. Ricorda (sempre) che la parentesi (anche quando pare indispensabile) interrompe il filo del discorso.
7. Stai attento a non fare... indigestione di puntini di sospensione.
8. Usa meno virgolette possibili: non è “fine”.
9. Non generalizzare mai.
10. Le parole straniere non fanno affatto bon ton.
11. Sii avaro di citazioni. Diceva giustamente Emerson: “Odio le citazioni. Dimmi solo quello che sai tu.”
12. I paragoni sono come le frasi fatte.
13. Non essere ridondante; non ripetere due volte la stessa cosa; ripetere è superfluo (per ridondanza s’intende la spiegazione inutile di qualcosa che il lettore ha già capito).
14. Solo gli stronzi usano parole volgari.
15. Sii sempre più o meno specifico.
16. La litote è la più straordinaria delle tecniche espressive.
17. Non fare frasi di una sola parola. Eliminale.
18. Guardati dalle metafore troppo ardite: sono piume sulle scaglie di un serpente.
19. Metti, le virgole, al posto giusto.
20. Distingui tra la funzione del punto e virgola e quella dei due punti: anche se non è facile.
21. Se non trovi l’espressione italiana adatta non ricorrere mai all’espressione dialettale: pèso el tacòn del buso.
22. Non usare metafore incongruenti anche se ti paiono “cantare”: sono come un cigno che deraglia.
23. C’è davvero bisogno di domande retoriche?
24. Sii conciso, cerca di condensare i tuoi pensieri nel minor numero di parole possibile, evitando frasi lunghe — o spezzate da incisi che inevitabilmente confondono il lettore poco attento — affinché il tuo discorso non contribuisca a quell’inquinamento dell’informazione che è certamente (specie quando inutilmente farcito di precisazioni inutili, o almeno non indispensabili) una delle tragedie di questo nostro tempo dominato dal potere dei media.
25. Gli accenti non debbono essere nè scorretti nè inutili, perchè chi lo fà sbaglia.
26. Non si apostrofa un articolo indeterminativo prima del sostantivo maschile.
27. Non essere enfatico! Sii parco con gli esclamativi!
28. Neppure i peggiori fans dei barbarismi pluralizzano i termini stranieri.
29. Scrivi in modo esatto i nomi stranieri, come Beaudelaire, Roosewelt, Niezsche, e simili.
30. Nomina direttamente autori e personaggi di cui parli, senza perifrasi. Così faceva il maggior scrittore lombardo del XIX secolo, l’autore del 5 maggio.
31. All’inizio del discorso usa la captatio benevolentiae, per ingraziarti il lettore (ma forse siete così stupidi da non capire neppure quello che vi sto dicendo).
32. Cura puntigliosamente l’ortografia.
33. Inutile dirti quanto sono stucchevoli le preterizioni.
34. Non andare troppo sovente a capo. Almeno, non quando non serve.
35. Non usare mai il plurale majestatis. Siamo convinti che faccia una pessima impressione.
36. Non confondere la causa con l’effetto: saresti in errore e dunque avresti sbagliato.
37. Non costruire frasi in cui la conclusione non segua logicamente dalle premesse: se tutti facessero così, allora le premesse conseguirebbero dalle conclusioni.
38. Non indulgere ad arcaismi, apax legomena o altri lessemi inusitati, nonché deep structures rizomatiche che, per quanto ti appaiano come altrettante epifanie della differanza grammatologica e inviti alla deriva decostruttiva – ma peggio ancora sarebbe se risultassero eccepibili allo scrutinio di chi legga con acribia ecdotica – eccedano comunque le competente cognitive del destinatario.
39. Non devi essere prolisso, ma neppure devi dire meno di quello che.
40. Una frase compiuta deve avere.
martedì 20 dicembre 2011
ORIONE (costellazione e mito)
Secondo la mitologia greca, ORIONE era un gigante, figlio di Poseidone ed Euriale, figlia del re di Creta Minosse. Si narra che una notte, sull'isola di Chio, corteggiò Merope, figlia del re Enopione, che irato dall'affronto lo fece accecare ed allontanare dall'isola. Orione si diresse verso l'isola di Lemno dove Vulcano, impietosito dalla sua cecità, lo affidò alla guida di Cedalione, che lo condusse verso est, fin dove sorgeva il sole e lì riacquistò la vista, grazie ad EOS, l'aurora, che poi prese in moglie.
Cacciatore dagli occhi celesti, usciva di notte accompagnato dai suoi fedeli segugi, SIRIO e PROSCIONE in cerca di prede (LEPRE). La dea Artemide, che con lui condivideva molte battute di caccia, se ne invaghì perdutamente e gli fece delle esplicite avances, nonostante fosse famosa per la sua sacra castità. Orione declinò l'invito con garbo, spiegando alla dea che mai avrebbe potuto tradire la sua amata sposa, grazie alla quale aveva riacquistato la vista. Inizialmente Artemide si mise l'animo in pace, credendo di aver trovato un uomo davvero fedele...
Quando però scoprì che successivamente Orione si era invaghito delle PLEIADI, le sette figlie di Atlante e Pleione, e che aveva cominciato a molestarle, la dea la prese a male e per punire l'incredibile affronto subìto decise di mandare un suo fedele servo, lo SCORPIONE; la bestia si intrufolò nella capanna del cacciatore durante la notte e ne attese il ritorno fino all'alba; il mostro continuò a rimaner nascosto fino a quando il nostro eroe ed i suoi fidi compagni non presero sonno, stanchi per un'intensa battuta di caccia, ed infine sferrò il suo attacco letale con il suo pungiglione avvelenato, prima su Orione e poi su Sirio e e su Proscione.
Quando Zeus scoprì cosa era successo si adirò molto, e dall'alto dell'Olimpo fulminò con una folgore lo scorpione. Infine decise di far ascendere al cielo gli eroi, e da allora la costellazione di Orione splende nell'Emisfero Boreale mentre affronta la carica del Toro e non tanto lontano luccica il Cane Maggiore (con la stella Sirio, che è la più lucente dell'Emisfero) a fianco il cane Minore con la sua stella PROCIONE, e sotto a Orione la costellazione della LEPRE. La costellazione dello Scorpione invece sorge esattamente quando Orione tramonta, affinché il terribile mostro non potesse più insidiare il grande cacciatore.
È anche ritenuto il mitico fondatore della città di Messina, in Sicilia, dove gli è dedicata una fontana marmorea di Giovanni Angelo Montorsoli (1547) in piazza del Duomo.
Cacciatore dagli occhi celesti, usciva di notte accompagnato dai suoi fedeli segugi, SIRIO e PROSCIONE in cerca di prede (LEPRE). La dea Artemide, che con lui condivideva molte battute di caccia, se ne invaghì perdutamente e gli fece delle esplicite avances, nonostante fosse famosa per la sua sacra castità. Orione declinò l'invito con garbo, spiegando alla dea che mai avrebbe potuto tradire la sua amata sposa, grazie alla quale aveva riacquistato la vista. Inizialmente Artemide si mise l'animo in pace, credendo di aver trovato un uomo davvero fedele...
Quando però scoprì che successivamente Orione si era invaghito delle PLEIADI, le sette figlie di Atlante e Pleione, e che aveva cominciato a molestarle, la dea la prese a male e per punire l'incredibile affronto subìto decise di mandare un suo fedele servo, lo SCORPIONE; la bestia si intrufolò nella capanna del cacciatore durante la notte e ne attese il ritorno fino all'alba; il mostro continuò a rimaner nascosto fino a quando il nostro eroe ed i suoi fidi compagni non presero sonno, stanchi per un'intensa battuta di caccia, ed infine sferrò il suo attacco letale con il suo pungiglione avvelenato, prima su Orione e poi su Sirio e e su Proscione.
Quando Zeus scoprì cosa era successo si adirò molto, e dall'alto dell'Olimpo fulminò con una folgore lo scorpione. Infine decise di far ascendere al cielo gli eroi, e da allora la costellazione di Orione splende nell'Emisfero Boreale mentre affronta la carica del Toro e non tanto lontano luccica il Cane Maggiore (con la stella Sirio, che è la più lucente dell'Emisfero) a fianco il cane Minore con la sua stella PROCIONE, e sotto a Orione la costellazione della LEPRE. La costellazione dello Scorpione invece sorge esattamente quando Orione tramonta, affinché il terribile mostro non potesse più insidiare il grande cacciatore.
È anche ritenuto il mitico fondatore della città di Messina, in Sicilia, dove gli è dedicata una fontana marmorea di Giovanni Angelo Montorsoli (1547) in piazza del Duomo.
Fonte: Wikipedia e Garzanti
(Cielo d'inverno - dicembre)
venerdì 16 dicembre 2011
Addio a Giandomenico Caramia, musicista e studioso del canto popolare
Villa Castelli – E’ morto il 15 dicembre 2011, all’età di 42 anni, Giandomenico Caramia, organettista di grande valore, percussionista eccellente, in costante contatto con le personalità di maggiore rilievo della musica popolare, da Alfio Antico a Mario Salvi a Mimmo Epifani. Tra le partecipazioni più recenti quelle nell’Orchestra di musica popolare de “la Notte della Taranta”. Importante il lavoro di ricerca etnografico “La Pizzica Nascosta. L’organetto nella musica e nei canti tradizionali di Villa Castelli”.
(concerto "La Notte della Taranta")
Attualmente faceva parte del gruppo “Epifani Barbers” e “La Gialletta”. Sin da piccolo tutt’uno con la musica, ha iniziato lo studio della fisarmonica nel 1980 con il Maestro Sandro Tannoia per poi dedicarsi, dal 1984, allo studio dei tamburi a cornice sotto la guida del Maestro Alfio Antico. Si avvicina poi allo studio della fisarmonica diatonica (l’organetto), dapprima presso il Centro Accademico Musicale di Villa Castelli, con l’amico e maestro Mario Salvi, poi presso il Conservatorio “Tito Schipa” di Lecce, all’interno del Corso triennale di Musica Popolare, tenuto dallo stesso Salvi.
(con Mimmo Epifani)
Dal 2003 frequenta il corso di tamburi a cornice con il Maestro Arnaldo Vacca e nel 2004 e 2005 partecipa con l’Orchestra di musica popolare salentina al Festival “la Notte della Taranta”, al concerto finale di Melpignano e alle successive tournées italiane dell’orchestra. Il notevole livello artistico raggiunto lo porta, negli ultimi anni, a svolgere diverse collaborazioni musicali e discografiche, sia come percussionista che come organettista, con quegli stessi artisti che sono stati i suoi maestri, e dunque con Alfio Antico, Mario Salvi e Mimmo Epifani.
(con Mario Salvi)
Il sodalizio artistico con Salvi si è espresso, oltre che nella collaborazione discografica “Taranteria” (Finisterre 2003), in un lavoro di ricerca etnografica sui canti e la musica tradizionale di Puglia, con specifico riferimento all’organetto di Villa Castelli, unico paese in cui questo strumento è ancora fortemente radicato. Tale ricerca è stata poi raccolta in una pubblicazione “La Pizzica Nascosta. L’organetto nella musica e nei canti tradizionali di Villa Castelli”, in collaborazione con l’Istituto Diego Carpitella e con la prefazione di Sergio Torsello e Luigi Chiriatti.
In questo contesto Caramia si è fatto anche animatore di un gruppo di anziani cantori e suonatori tradizionali, i “Cantori di Villa Castelli”, appunto, con l’obiettivo di far conoscere al pubblico la ricchezza e l’originalità delle musiche e dei canti della Murgia sud-orientale.Tuttavia, come a lui piaceva definirsi, è “cuoco musicante”. Insieme all’altro chef-musicista Mimmo Epifani, Giandomenico ricreava con amore le atmosfere di tradizione, utilizzando la musica come solo uno degli ingredienti, insieme ad ottime pietanze e buon vino, danze tradizionali, serenate e profumi del Sud italiano.
Scrive Sergio Torsello nell’introduzione a “La Pizzica Nascosta”: “Questo lavoro acquista una significativa valenza storica e culturale, perché ribadisce una volta di piu’ l’importanza di ‘salvare’, ove ancora possibile, le memorie musicali della Puglia contadina.Prima che anche gli ultimi testimoni lascino definitivamente la scena”.
Troppo presto chi ha raccolto, per noi, queste memorie, ci ha lasciato il compito di continuare a custodirle.
Giuseppe Miccoli
Attualmente faceva parte del gruppo “Epifani Barbers” e “La Gialletta”. Sin da piccolo tutt’uno con la musica, ha iniziato lo studio della fisarmonica nel 1980 con il Maestro Sandro Tannoia per poi dedicarsi, dal 1984, allo studio dei tamburi a cornice sotto la guida del Maestro Alfio Antico. Si avvicina poi allo studio della fisarmonica diatonica (l’organetto), dapprima presso il Centro Accademico Musicale di Villa Castelli, con l’amico e maestro Mario Salvi, poi presso il Conservatorio “Tito Schipa” di Lecce, all’interno del Corso triennale di Musica Popolare, tenuto dallo stesso Salvi.
(con Mimmo Epifani)
Dal 2003 frequenta il corso di tamburi a cornice con il Maestro Arnaldo Vacca e nel 2004 e 2005 partecipa con l’Orchestra di musica popolare salentina al Festival “la Notte della Taranta”, al concerto finale di Melpignano e alle successive tournées italiane dell’orchestra. Il notevole livello artistico raggiunto lo porta, negli ultimi anni, a svolgere diverse collaborazioni musicali e discografiche, sia come percussionista che come organettista, con quegli stessi artisti che sono stati i suoi maestri, e dunque con Alfio Antico, Mario Salvi e Mimmo Epifani.
(con Mario Salvi)
Il sodalizio artistico con Salvi si è espresso, oltre che nella collaborazione discografica “Taranteria” (Finisterre 2003), in un lavoro di ricerca etnografica sui canti e la musica tradizionale di Puglia, con specifico riferimento all’organetto di Villa Castelli, unico paese in cui questo strumento è ancora fortemente radicato. Tale ricerca è stata poi raccolta in una pubblicazione “La Pizzica Nascosta. L’organetto nella musica e nei canti tradizionali di Villa Castelli”, in collaborazione con l’Istituto Diego Carpitella e con la prefazione di Sergio Torsello e Luigi Chiriatti.
In questo contesto Caramia si è fatto anche animatore di un gruppo di anziani cantori e suonatori tradizionali, i “Cantori di Villa Castelli”, appunto, con l’obiettivo di far conoscere al pubblico la ricchezza e l’originalità delle musiche e dei canti della Murgia sud-orientale.Tuttavia, come a lui piaceva definirsi, è “cuoco musicante”. Insieme all’altro chef-musicista Mimmo Epifani, Giandomenico ricreava con amore le atmosfere di tradizione, utilizzando la musica come solo uno degli ingredienti, insieme ad ottime pietanze e buon vino, danze tradizionali, serenate e profumi del Sud italiano.
Scrive Sergio Torsello nell’introduzione a “La Pizzica Nascosta”: “Questo lavoro acquista una significativa valenza storica e culturale, perché ribadisce una volta di piu’ l’importanza di ‘salvare’, ove ancora possibile, le memorie musicali della Puglia contadina.Prima che anche gli ultimi testimoni lascino definitivamente la scena”.
Troppo presto chi ha raccolto, per noi, queste memorie, ci ha lasciato il compito di continuare a custodirle.
Giuseppe Miccoli
lunedì 12 dicembre 2011
LA DECRESCITA (DEI RIFIUTI) FELICE
Meno del 15% hanno una provenienza cittadina. l' 85% sono rifiuti speciali, ossia prodotti dalle imprese. Cosa diavolo fare?
Il riciclaggio è una politica dei rifiuti insufficiente. Non è capace da sola di poter frenare la politica di produzione dei rifiuti, che rimane tutt’oggi ancorata a quella della crescita. Contemporaneamente la “strategia zero rifiuti” si impone come l’unica possibilità di uscita.
Per far in modo che la crescita diventi sostenibile e non viziata dallo spreco di risorse, si deve afferrare il toro per le corna, si deve fare in modo che le due variabili fondamentali al nostro benessere e al nostro umore, il PIL e la produzione industriale, manifatturiera, elettronica, edilizia, etc.. siano inversamente proporzionali alla riduzione dei rifiuti e allo spreco di risorse. Devono essere svincolate dalla crescita dei rifiuti.
Il riciclaggio, la raccolta differenziata si pongono solamente come una misura di contenimento, una prima precauzione da usare in uno stato di emergenza. La nostra società dei consumi si appresta a diventare in modo definitivo la società dei rifiuti. E’ come rinforzare gli argini di un fiume prima che arrivi una piena, una piena colma di rifiuti. Le ondate successive proporranno dei livelli sempre più alti, e le misure prese fino a oggi, come il riciclaggio e la raccolta differenziata andranno bene fino al punto del traboccamento, poi diventeranno insufficienti.
Il riciclaggio senza coscienza è una misura che mira a rinforzare la mentalità dello spreco. Posso comprare e posso buttare, facendo la raccolta differenziata, senza preoccuparmi in verità dell’effetto finale. Tutto si riimmette nel ciclo dei beni, la mia azione ha riciclato la mia coscienza.
Le uniche possibilità di difesa che abbiamo, che si pongono a questo punto insostituibili, sono la RIDUZIONE e la PREVENZIONE dei rifiuti. Bisogna lavorare a monte della produzione. Nelle fabbriche e nelle imprese.
Così come esistono degli standard di emissione che vietano a determinate imprese di produrre oltre un determinato quantitativo di CO2, allo stesso modo possiamo fissare degli STANDARD DI IMMISSIONE, che permettano la diminuzione razionale dei rifiuti, dobbiamo usare degli strumenti economici come i PERMESSI TRASFERIBILI DI PRODUZIONE, che fissano in cedole determinate quantità di plastiche (es 1 cedola 1000 t.), di materie prime, che possono essere usate in fase di produzione, in caso di contrazione possono essere cedute o successivamente rivendute a quelle imprese che ne faranno richiesta, creando un mercato parallelo e artificiale che pone dei limiti alla produzione sfrenata dei rifiuti, senza dall’altra parte porre danni economici alle imprese, senza porre in altre parole limiti alla crescita.
“La nazione che distrugge il proprio suolo distrugge se stessa (F.D. Roosevelt)”. Per evitare di distruggerci dobbiamo assumere degli standard di immissione, regolando con cura scientifica quanta plastica dobbiamo far circolare in una regione, in uno stato, in una unione di Stati, come l’UE, perché la plastica sotto forma di rifiuto, sta annientando il nostro territorio, sia sotto forma di solidi, come buste o imballaggi vari, sia sotto forma di gas, come diossina, la quale distrugge le greggi e le economie rurali, e ancora, in modo peggiore tramite incenerimento, sottoforma di nano-particelle, provocando dei tumori, distruggendo delle vite umane e le loro famiglie.
Dobbiamo mettere delle TASSE AMBIENTALI sugli oggetti che sono rifiuti destinati ad essere rifiuti perenni, come le buste di plastica. In Irlanda hanno diminuito l’uso di buste di plastica, del 92% in tre anni. E’ bastata una tassa di 33 cent su ogni busta, determinando la fine dell’uso della busta di plastica, ed ha incentivato l’uso di buste di carta, di tela e la produzione di quelle biodegradabili.
Dobbiamo incentivare in altre parole la PRODUZIONE DI BIO- PLASTICHE. Dobbiamo a questo punto togliere il divieto di legge sulla produzione e sulla coltivazione della canapa ritornando ad essere il secondo paese produttore al mondo di Canapa. Un esempio di de-crescita felice.
Dobbiamo rendere obbligatoria la “RESPONSABILITA' ESTESA DEL PRODUTTORE”.
Io devo avere l’obbligo di restituire l’oggetto che si rompe all’azienda che me lo venduto, io devo restituire il mio televisore all’impresa senza che intervengano altri soggetti terzi come i Comuni o lo Stato. Ciò allunga i tempi di raccolta e aumenta i costi dello spesa pubblica, e di conseguenza aumenta le nostre tasse.
Dobbiamo creare sin da adesso, sin dalla fase di progettazione oggetti che devono essere riciclabili, facilmente smontabili e sostituibili, oggetti che devono avere il minimo impatto ambientale possibile. Dobbiamo incentivare l'ECO-DESIGN, creare BREVETTI ECO-COMPATIBILI.
Solo in questo modo la nostra de-crescita (dei rifiuti) sarà felice.
domenica 11 dicembre 2011
Recessione americana e crisi italiana
Recessione americana e crisi italiana
Vorrei soffermarmi su due punti in particolare.
Il primo è che la crisi finanziaria americana che sta colpendo tutto il mondo occidentale, (ma non quello musulmano perché basato su altri fondamenti etici), non è madre della crisi economica italiana.
Il secondo è che la recessione “tecnica” italiana, (ossia che per due trimestri ha avuto una crescita negativa e con l'anno si chiuderà con una crescita zero), è figlia della sua crisi, della sua incapacità e della noncuranza dei nostri governanti.
L’America ha subito una grave crisi finanziaria. Non l'unica a dire il vero, dato che dagli anni novanta fino ad oggi ce ne sono state almeno una dozzina di ampia portata, si ricordi quella del 2001 (ante 11 settembre) o il crack parmalat, cirio, di bandiera italiana. Però, questa crisi finanziaria, ha un epicentro con delle caratteristiche determinanti. E’ un epicentro americano, bancario e monetario ed è l'unione di queste che la rende irresistibile.
Le banche americane, spina dorsale di un sistema paese che si pone al timone del mondo, sono fallite così come sta fallendo la sua moneta, il DOLLARO dal 2002 a questa parte. Il motivo è semplice. Il debito pubblico americano, primo nel globo, è la base del successo commerciale, a condizione però che si celi agli occhi dei suoi investitori. Il dollaro, stampato senza vincoli aurei o programmatici, perde fiducia a monete più stabili come l'euro o lo yen. Ci si rivolge ad altri mercati.
Oggi l’abito americano, sempre più corto man mano che cresce il suo debito, ha mostrato tutta la sua indecenza. E' bastata una truffa di un italo-americano (vedi report raitre), che è riuscito a piazzare e rendere fruibili al mercato (tramite cartolarizzazioni figlie della finanza creativa) mutui spazzatura che non si sarebbero mai pagati nel tempo, per la crescita all'infinito delle sue rate, per buttare a terra il gigante americano, colpendolo al cuore. Colpendo la fiducia mondiale.
A meno che non si voglia mettere mano agli accordi monetari di Bretton Woods, e cambiare in modo radicale questa giostra economica, che perderà sempre e comunque pezzi nel tempo (ma fino a quando?), dobbiamo avere la consapevolezza che lo Stato dovrà metter mano sempre al portafoglio. E purtroppo, come dobbiamo sapere, nei fatti i governanti hanno preferito riparare la giostra rotta con un prestito da centinaia di miliardi di euro, che pagheremo nel tempo noi e i nostri figli. Ancora Berlusconi tace su quanto l’Italia ha stanziato. La crisi americana dunque, l’abbiamo pagata noi.
Ma la recessione “tecnica” americana non ha ancora raggiunto l'Italia. E non è detto che la raggiunga direttamente. I tagli dei tassi della Fed, l’abbassamento dei prezzi delle materie prime (petrolio da 120 a 65 $ al barile), l’aumento del valore del Dollaro sull’Euro, sono la base per la ripartenza, che si aspetta già dal 2009. Obama dovrebbe fare il resto.
La recessione italiana, invece, è figlia della sua crisi politica e sociale. La Commissione Ue spiega che «l'accentuato rallentamento dell'economia italiana ha origine dalla metà del 2007, ben prima dell'impatto della crisi dei mercati sull'economia europea». Un governo che fronteggia una recessione dovrebbe avere un unica priorità. Avere cura della domanda interna. Come?
- destinando risorse ai soggetti deboli in modo che non paghino loro la recessione, quindi alle famiglie, e allo Stato. Dunque non tagli, ma investimenti ad esempio in scuola e università, regolarizzando posti di lavoro e mutui da pagare, difendendo la propria occupazione.
- alzando i salari, sfruttando l’effetto dell’abbassamento dei tassi e dei prezzi delle materie prime che inibiscono l’inflazione, per rilanciare la domanda dei consumi e delle imprese. Oppure ancora, abbassare le tasse su famiglie e imprese, sperando che i consumi facciano da traino alla ripresa;
- dirottando gli attuali investimenti pluri-miliardari, (dagli effetti ritardati e antieconomici!), dalle cattedrali nel deserto (inceneritori, Tav, nucleare) a progetti dalla larga e subitanea gittata di ricchezza: 1. La raccolta differenziata porta a porta, che ha un rapporto di mille a uno lavoratori rispetto all’inceneritore. 2. Il completamento dei vecchi cantieri autostradali, metropolitane, e ferrovie, invece di iniziarne di nuovi. 3. La tecnologia e sviluppo delle risorse rinnovabili, che hanno un miglior rapporto rendimento/danno potenziale, esportandole in seguito come “made in Italy”, e svincolandoci dal petrolio e dai suoi effetti.
lunedì 20 dicembre 2010
Canapa, erba proibita… dal petrolio?
CANAPA, Erba proibita… dal petrolio?
Stasera ho visto un bellissimo documentario dal titolo, “l’erba proibita[1]” nel quale si evidenziano la straordinaria versatilità di una pianta dalle mille proprietà, e il torpore della stupidità umana, stretta nella morsa delle sue paure.
Una pianta nobile dimenticata, rifiutata come il diavolo, che ha salvato l’uomo dai secoli, proteggendolo dalla culla della civiltà fino ai giorni della nostra ignoranza. Una materia prima che unita assieme al meraviglioso lavoro dell’uomo, ha creato doni come carta, cime, corde, stoffe, usata in medicina, come sciroppo, analgesico, in cucina come olio, come farina per alimenti, o come mangime per animali, in edilizia come materiale isolante (invece del polistirolo) e laterizi, in industria come resine speciali che consentono di produrre vernici e derivati petrolchimici: una plastica che è dieci volte più resistente dell'acciaio. E’ anche propellente, una benzina per i motori, e poi, infine per i protezionisti solo e soprattutto marijuana!
Questa pianta è la CANAPA.
Nel 1937 negli USA, per salvaguardare gli interessi del petrolio, per fare in modo che il boom del motore a scoppio coincidesse con la sopravvivenza degli industriali petroliferi della Oil company, la CANAPA divenne droga con il Prohibitive Marihuana Tax Law.
Il paese che aveva scritto la propria costituzione su carta di canapa, e cucito la propria bandiera con lo stesso materiale, la rinnega 150 più tardi mettendola al bando per gli interessi petroliferi, mentre vent’anni prima l’aveva promossa come materia prima principale da usare per la carta, al posto degli alberi.
Questo è successo perché John Ford aveva realizzato una macchina, il modello conosciuto Ford T, con parti in plastica e vernici derivanti dalla canapa Non solo, Ford utilizzava la canapa come propellente, un carburante naturale per produrre l’energia necessaria per i propri motori. Sarebbe stato un mondo tutto diverso!
La Dupont in quegli anni aveva messo a punto i brevetti per molti materiali chimici e plastici (nylon, cellophane, etc.) derivanti dal petrolio, e l’industria petrolifera finalmente avrebbe potuto espandersi, dopo aver bivacchiato e rischiato l’estinzione per più volte dal 1859 fino al 1937.
L’uso e lo sviluppo della Canapa, era un nemico troppo forte che avrebbe portato loro la rovina finanziaria. Senza poi aggiungere che la ricchezza e il potere politico, sarebbe finito nelle mani dei contadini americani, intensi coltivatori di canapa.
Due furono le armi usate, l’arma del proibizionismo, e il “molto strano” repentino abbassamento prezzo del petrolio, rimasto basso praticamente fino al 1998 quando il Brent ha toccato il suo minimo storico il 10 dicembre 1998 quando fu quotato a 9,55 $ al barile. Il massimo storico invece, è dell'11 luglio 2008 quando le quotazioni registrarono i 147,25 $ al barile. Oggi (2009) si è assestato sui 30 – 40 $ al barile.
Introdurre la Canapa, estirpata con bigottismo luciferino dalla coscienza civile, significa stravolgere il sistema economico mondiale. Il nostro sistema economico si regge sul petrolio, sulla chimica, sull'alcol, sulle industrie di tabacco, sui derivati petrolchimici. Spostiamo il dibattito da “se è giusto fumarla oppure no” a “è giusto inquinare meno, diversificare l’energia, produrre carta di canapa”?
L’uso più valorizzante sembrerebbe essere la CANAPA dal minimo impatto ambientale. Riappropriamoci di certi argomenti.
Oggi in Italia è persino proibito coltivarla. Tutto ciò, nonostante agli inizi del novecento, fossimo il secondo paese al mondo per produzione, dopo gli URSS.
Fonti
http://it.wikipedia.org/wiki/Canapa
L’era Proibita http://video.google.com/videoplay?docid=-303669398381441597
venerdì 1 ottobre 2010
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Settembre 2010
30-set-10
Lecce: parte il porta a porta nella zona industriale
29-set-10
Bari Vecchia: parte la raccolta differenziata "porta a porta"
28-set-10
Autobus FAL: si rinnova la flotta e anche la tariffa
27-set-10
Foggia: avviato il biostabilizzatore di Passo Breccioso
24-set-10
Bari: "cancellate" le gomme da masticare da piazza del Ferrarese
21-set-10
Nicastro: "Non c’è nessuna emergenza rifiuti nel barese, l’unica è quella politica"
20-set-10
Provincia di Bari: "Rifiuti, situazione drammatica"
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