martedì 9 settembre 2025

Quando muore uno scrittore


 Quando muore uno scrittore

 di Giuseppe Miccoli


Quando muore uno scrittore

è un po’ come spegnersi.

Ripasso il suo  sapore

che diventa pieno,

come un canto in un ritrovo,

come il ricordo delle sue opere

e rimane tutto quello che sai.

 

Non c’è ragione di ascoltare

il rumore degli altri,

all'ombra del silenzio,

mi nutro del senso 

delle sue parole.


Avevo scritto questa poesia per Milan Kundera quasi due anni fa, ma ora che è venuto a mancare Stefano Benni, ho avuto lo stesso senso di vuoto. 

lunedì 21 luglio 2025

Giuseppe Miccoli lancia il suo nuovo brano "Brucia il vento": una voce contro le ingiustizie

 

Giuseppe Miccoli lancia il suo nuovo brano "Brucia il vento": una voce contro le ingiustizie

La musica come strumento di denuncia sociale e di riflessione profonda: è questo il cuore di "Brucia il vento", il nuovo brano di Giuseppe Miccoli, cantautore pugliese. La canzone, che si presenta con sonorità evocative e un testo dal forte impatto emotivo, affronta temi attuali come la guerra, le ingiustizie sociali e il potere che divide.

                               
Con versi taglienti e potenti "Brucia il vento" racconta il dolore di chi vive ai margini, privo di diritti e rispetto, in un mondo segnato da muri invalicabili e oppressione. Il brano è un invito alla ribellione, alla lotta per la dignità e alla speranza di un futuro in cui i potenti vengano "spogliati" della loro arroganza e il mondo possa essere purificato dalle sue miserie.

"Brucia il vento" è stato registrato presso la PSR Factory di Guido Guglielminetti. La produzione e l’arrangiamento, con Miccoli alla voce, portano la firma dello stesso Guglielminetti, storico produttore e bassista di Francesco De Gregori, bassista e autore lui stesso, da anni collaboratore di importanti artisti della scena musicale italiana. Il brano è inoltre impreziosito dalle musicalità dell’eccellente pianista Carlo Gaudiello, il cui tocco raffinato contribuisce a dare profondità ed espressività all’atmosfera del pezzo.

Giuseppe Miccoli è un cantautore pugliese, che collabora con  PSR Factory Studio già dal 2022. Nel luglio 2023, con il brano “I Bronzi di Riace”, è stato selezionato tra i finalisti del primo Festival della Canzone di San Severo, intitolato a Matteo Marolla, cantautore prematuramente scomparso nel 2022. Durante la manifestazione ha eseguito il brano in una suggestiva versione acustica per pianoforte e voce, dimostrando la sua capacità di emozionare con testi intensi e melodie avvolgenti.

Ultimamente nell’ambito del concorso letterario “Caro Piero ti scrivo”, dedicato al grande divulgatore scientifico Piero Angela, Giuseppe Miccoli è stato insignito della Menzione Speciale della Giuria dell’Uaar a Venezia per la sua canzone dal titolo “Se fossi mai vissuto”. Questo riconoscimento evidenzia ulteriormente la profondità e la sensibilità artistica del cantautore, capace di coniugare musica e riflessione in testi di grande impatto emotivo e culturale.

Con un linguaggio diretto e immagini forti, "Brucia il vento" si sviluppa come un canto di resistenza, un grido contro la violenza e la guerra: "Brucia il vento nel fuoco, senza guerra non c’è storia, senza sangue non c’è gloria, e confondo il male con la memoria." Queste parole esprimono il paradosso della storia umana, dove il sacrificio e la distruzione vengono spesso glorificati, lasciando cicatrici profonde nella memoria collettiva. Con versi intensi come “l’odio cambia i volti / e dalle macerie siamo sepolti”, l’artista denuncia le ferite invisibili lasciate dai conflitti, trasformando la musica in testimonianza civile e memoria viva. Ricorda i toni della poesia civile (come Ungaretti, Brecht, Hikmet) e i testi musicali impegnati che parlano di guerra, memoria e colpa collettiva.

Musicalmente, il brano crea un'atmosfera intensa che accompagna il messaggio del testo. Il crescendo strumentale enfatizza la tensione e la drammaticità del brano, portando l’ascoltatore in un viaggio emozionale che culmina in una riflessione profonda sulle ferite del mondo contemporaneo.

"Brucia il vento" è disponibile su tutte le principali piattaforme di streaming musicale, tra cui Spotify, Apple Music e YouTube. Il brano è accompagnato da un videoclip ufficiale, che offre ulteriore forza visiva al messaggio della canzone.

Con questo nuovo lavoro, Giuseppe Miccoli conferma il suo impegno artistico e sociale, offrendo al pubblico un brano che non è solo musica, ma una riflessione necessaria sul presente e sul futuro della nostra umanità.

Per contatti –  gmicco@gmail.com

GIUSEPPE MICCOLI - BRUCIA IL VENTO (OFFICIAL VIDEO)

 https://www.youtube.com/watch?v=AAx5oEqDmvI


YOUTUBE: https://www.youtube.com/@giuseppemiccoli3865

FACEBOOK: https://www.facebook.com/giu.miccoli

INSTAGRAM: https://www.instagram.com/gmicco80/

SPOTIFY: https://open.spotify.com/intl-it/artist/5r6uFqAcMmAKbS1TxKQPZu

 

crediti

Brucia il vento

testo e musica di Giuseppe Miccoli

Produzione e arrangiamento Guido Guglielminetti

Voce Giuseppe Miccoli

Piano Carlo Gaudiello

Basso Guido Guglielminetti

Registrato presso lo studio PSR Factory di Peveragno (CN) 2024©

Montaggio video di Giuseppe Miccoli

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Brucia il vento

una guerra è finita

rimane solo

sangue sulle dita

E sono solo

a guardare

le onde del male.

 

 

Distruggi tutti i muri

distanti alti e duri

che dividono gli oppressi

e traccia una rotta                                                        

senza chiedere permessi

e spoglia i potenti

per purificare il mondo

dalle miserie e dagli stenti.

 

Nell’animo

si nasconde l’inferno

E io che sono un uomo

senza diritti né rispetto

brucia il vento nel fuoco

senza guerra non c’è storia

senza sangue non c’è gloria

e confondo il male con la memoria.

 

Brucia il vento

e lanciano bombe dalle frontiere

segnate da una linea invisibile,

l’odio cambia i volti

e dalle macerie siamo sepolti.

 

Distruggi tutti i muri

distanti alti e duri

che dividono gli oppressi

e traccia una rotta                                                        

senza chiedere permessi

e spoglia i potenti

per purificare il mondo

dalle miserie e dagli stenti.

 

Nell’animo

si nasconde l’inferno

E io che sono un uomo

senza diritti né rispetto

brucia il vento nel fuoco

mi nutro di guerra dalla gloria

lavo via il sangue senza storia

e cancello tutto il male dalla memoria.

 

giovedì 26 dicembre 2024

 

Giuseppe Miccoli riceve la menzione speciale della giuria al concorso “Caro Piero ti scrivo”

 

Venezia, 14 dicembre 2024 – Nel prestigioso concorso letterario “Caro Piero ti scrivo”, dedicato al grande divulgatore scientifico Piero Angela (22.12.1928 - 13.08.2022), Giuseppe Miccoli è stato insignito della Menzione Speciale della Giuria per la sua canzone dal titolo “Se fossi mai vissuto”. L’opera è stata lodata per la sua capacità di affrontare con sensibilità e abilità una grande questione, ribaltata attraverso la forza evocativa di suoni e parole. “Un SE che il cantautore in note ribadito più volte ha, per ribaltare con bei suoni e voce, una gran questione, con abilità!” si legge nella motivazione della giuria.

L’iniziativa è stata promossa dal Circolo Uaar di Venezia, rendendo omaggio alla memoria e all’eredità culturale di Piero Angela. Questo riconoscimento rappresenta un tributo al talento del cantautore e alla sua capacità di trasmettere messaggi profondi attraverso l’arte musicale. 

Attraverso un testo profondo e introspettivo, l’autore esplora i temi della solitudine, del conflitto interiore e della complessità dell’esistenza. La canzone si distingue per la sua capacità di affrontare grandi questioni universali, trasmettendo emozioni autentiche e invitando alla riflessione.

Con una melodia che accompagna il viaggio poetico, "Se fossi mai vissuto" diventa un inno alla fragilità umana e alla ricerca di significato, celebrando il potere della musica e della parola come strumenti di comprensione e connessione.

Un’opera che rende omaggio non solo a Piero Angela, ma anche alla forza del pensiero e dell’arte.


Se fossi mai vissuto (2024)

Testo di Giuseppe Miccoli

Musica di Giuseppe Miccoli

 

Se fossi mai vissuto

avresti annullato i miei sogni

avverato i tuoi incubi

perché la solitudine ti mostra

la parte peggiore dell’onnipotenza

 

Se fossi mai vissuto

avresti azzerato i miei pregi

e avallato i tuoi torti

perché la malattia ti porta a odiare

il prossimo e il tuo futuro.

 

E non ho mai guardato

nello spazio più profondo

perché ho paura del buio

e una semplice luce acceca la mia mente

non riesco a pensare

e mi affido ai sospiri

e alle parole dette e ridette

di una donna

che rimane lì a pregare.

 

Se fossi mai vissuto

avresti mostrato il tuo sorriso

una potenza bianca tra le nuvole

e il tuo solitario senso dell’avventura

deridendo il tuo scarso senso del dovere.

 

Se fossi mai vissuto

avresti preso a calci gli adulti

e a parolacce i bambini

perché la quintessenza della divinità

risiede nel proprio complesso di superiorità.

 

E non ho mai guardato

nello spazio più profondo

perché ho paura del buio

e una semplice luce acceca la mia mente

non riesco a pensare

e mi affido ai sospiri

e alle parole dette e ridette

di una donna

che rimane lì a sognare.

 

 

 

 

 

 


venerdì 10 maggio 2024

Il nuovo singolo di Giuseppe Miccoli - I Bronzi di Riace dal 5 maggio on line

 


Registrato con PSR Factory di Guido Guglielminetti, dal 5 maggio disponibile su tutte le piattaforme il nuovo singolo del cantautore pugliese Giuseppe Miccoli. La produzione e l’arrangiamento, con Miccoli alla voce, sono dello stesso Guglielminetti, noto autore e bassista, impreziositi dalle musicalità dell’eccellente pianista Carlo Gaudiello.

La canzone I Bronzi di Riace del cantautore pugliese Giuseppe Miccoli è disponibile sulle piattaforme digitali da domenica 05 maggio 2024. Il pezzo racconta del viaggio dei famosi Bronzi di Riace. Secondo i più recenti studi, i Bronzi furono trasportati più di duemila anni fa su navi romane di ritorno da Argo (antica città della Grecia), in un primo viaggio via mare fino a Roma, dove rimasero esposti per molto tempo. Per qualche motivo, poi, furono di nuovo imbarcati per un secondo viaggio, destinazione l’Impero Romano d’Oriente, probabilmente Costantinopoli. Ma la nave non arrivò mai, naufragò nei mari di Calabria, e le statue giacquero nei fondali di Riace fino alla loro riscoperta, il 16 agosto 1972, data fondamentale per tutta l’umanità.

Il brano ripropone in chiave poetica il viaggio delle due splendide statue, armoniosamente accompagnato dalle sonorità distensive e dagli archi di Guglielminetti.

Fuggirono da Roma / lungo il Tevere e la luna / sola rimase a pensare / e dopo sette notti la nave / sembrava nel cielo volare/ Nei gorghi di Messina / alle spalle l'Etna e i suoi colori / una tempesta la fermò / sugli scogli si frantumò / e gli uomini videro affondare / gli eroi dorati nel mare”.

Il testo de “I Bronzi di Riace” - spiega Giuseppe Miccoli– mette in versi un’avventura che avviene nel mare. Eteocle e Polinice, i due fratelli mitici che si contesero il potere e finirono per morire entrambi, attraverso il mare viaggiano nel tempo e nello spazio sotto forma di statue bellissime, e riemergono “come monito di pace”, per ricordarci l’insensatezza fratricida.


"Psr factory' ha una visione audace e innovativa – dichiara Guido Guglielminetti – un’etichetta discografica indipendente che cerca di scoprire e sostenere nuovi talenti, dimostrando un impegno tangibile nel coltivare la diversità e la creatività nell'industria musicale."


Suggestivo il videoclip di presentazione del brano, montato dallo stesso artista pugliese Giuseppe Miccoli, che mostra due marinai (a rappresentare metaforicamente i bronzi) che navigano in cerca di un loro compagno (il terzo bronzo), disperso su un’imbarcazione alla deriva. Il video vuole essere, a commento del brano, un auspicio di ritrovata fratellanza.

La copertina del singolo mostra un frame estratto dallo stesso video. Sulla cover lo sfondo di un porticciolo, ripreso dall’alto, e due barche che si incrociano lasciando una scia nel mare.

 

                         



Giuseppe Miccoli, classe 1980, è un cantautore pugliese. Dal 2022 collabora con l’etichetta PSR Factory Studio di Peveragno, di Guido Guglielminetti. Con “I Bronzi di Riace” è stato selezionato nel luglio 2023 tra i finalisti del primo Festival della canzone di San Severo, intitolato a “Matteo Marolla” (cantautore sanseverese prematuramente scomparso nel 2022), durante il quale ha eseguito il brano in versione acustica (pianoforte e voce).

 

Video YOUTUBE

https://www.youtube.com/watch?v=WJ3-YFuk8Lk

 

Contatti:

YOUTUBE: https://www.youtube.com/@giuseppemiccoli3865

FACEBOOK: https://www.facebook.com/giu.miccoli

INSTAGRAM: https://www.instagram.com/gmicco80/

Sito internet: http://www.guidoguglielminetti.com

 

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GIUSEPPE MICCOLI - I BRONZI DI RIACE (OFFICIAL VIDEO)

 

crediti

 

I BRONZI DI RIACE

TESTO E MUSICA di Giuseppe Miccoli

 

VOCE Giuseppe Miccoli

PIANO Carlo Gaudiello

BASSO Guido Guglielminetti

PRODUZIONE E ARRANGIAMENTO Guido Guglielminetti

 

Registrato presso lo studio PSR Factory di Peveragno (CN) 2024

 

 

I BRONZI DI RIACE

TESTO E MUSICA di Giuseppe Miccoli

 Arrivarono da Argo 

come bottino di guerra 

sotto il sole in una Roma imperiale 

tutti osservarono 

quei due guerrieri 

il giovane il vecchio 

venuti dal mare 


i figli maledetti di Edipo 

Eteocle e Polinice 

irriducibili fratricidi 

i figli del mito 

e gli uomini 

rimasero a guardare

due bronzi dorati 

luccicare 


Fuggirono da Roma 

lungo il Tevere e la luna 

sola rimase a pensare 

e dopo sette notti la nave 

sembrava nel cielo volare 


Nei gorghi di Messina 

alle spalle l'Etna 

e i suoi colori 

una tempesta la fermò 

sugli scogli si frantumò 

e gli uomini videro affondare 

gli eroi dorati 

nel mare 


Tra le risacche d'estate 

un giorno un braccio spuntò 

dei ragazzi scoprirono tra le sabbie 

qualcosa di importante 

E tra gli uomini 

vennero fuori 

due statue 

di una bellezza audace 

e per gli uomini 

vennero fuori 

due fratelli come monito di pace 

muscoli di metallo gonfio il torace 

per gli uomini furono subito 


i Bronzi di Riace

i Bronzi di Riace



giovedì 21 marzo 2024

Semidei a Bari. Presentato l’affascinante documentario sulla storia dei Bronzi di Riace


Presentato il 20 marzo 2024 al cine-teatro “AncheCinema” di Bari nell’ambito del Fuori Bif&st, il documentario SEMIDEI che narra l’avvincente storia dei Bronzi di Riace. Presente la regista Alessandra Cataleta insieme a Michele Suma, direttore del Sudestival e il montatore barese Filippo Montemurro

 di Giuseppe Miccoli



Il bellissimo documentario Semidei della regista foggiana Alessandra Cataleta e del reggino Fabio Mollo, si trova a ragione nella short list dei David di Donatello e nella cinquina dei finalisti ai Nastri d’Argento 2024.

Il lungometraggio, certamente, narra l’avvincente storia millenaria dei Bronzi di Riace, dal loro ritrovamento ai giorni nostri, ma in realtà tutta l’attenzione si focalizza sulla bellezza incontaminata dei due soggetti scultorei, il cui messaggio poliedrico si estende a vari altri aspetti, storici, turistici, religiosi, anche speculativi, che riguardano la comunità calabrese.

La poetica del film si concretizza in una complessa realizzazione documentaristica che si intreccia con gli aspetti sociali della storia del ritrovamento, con ritmo dolce, declinandosi in vari generi, fino al dramma di Cutro vissuto in prima persona dai calabresi. La linea comune è il mare e il salvataggio. Si percepisce l’orrore e il grande rammarico dei calabresi di non essere riusciti a salvare i naufraghi di Cutro, loro che invece erano riusciti a trovare e a salvare i Bronzi di Riace nel 1972. Ma anche la dolcezza tangibile dei rom di Gioia Tauro, che associano la figura dei due santi Cosimo e Damiano ai due Bronzi di Riace.

Il documentario viene raccontato su due piani, quella vissuta dai conterranei calabresi, e quella vissuta dai ricercatori stranieri, bella l’idea di mostrare l’equipe che ruota attorno al coordinamento del prof. Daniele Castrizio.

 

Ricorre il numero due. Due Bronzi, i due Santi, i due registi. Il racconto avviene in maniera duplice, con gli occhi del più coinvolto reggino Mollo che riesce con la sua presenza a raccontare la Calabria di ieri e di oggi, e con gli occhi verdi della forestiera, di colei che viene da fuori, che riesce a scoprire cose nuove, come appunto la regista bravissima Cataleta. D’altra parte senza la ricerca etnografica del napoletano Ernesto De Martino negli anni 50 nel Salento, non avremmo avuto in Puglia la rinascita culturale e musicale della “pizzica” e della “Taranta”. Analogamente, si spera che la ricerca registica provando a spiegare il dentro e il fuori della Calabria, getti le basi per una rinascita culturale del soggetto nazional-popolare dei Bronzi di Riace, famosi in tutto il mondo.

 

Due anche i montatori, Mauro Rossi e Filippo Montemurro (quest’ultimo barese di origini ma oggi romano d’adozione), i quali - come ha spiegato la regista Cataleta in sala - hanno partecipato alla scrittura attivamente dando “la quadra” al film, riuscendo a contenere il cinema “di realtà” raccontato dai due registi.

 

Il documentario, è oggi uno dei migliori in circolazione sui Bronzi di Riace anche perché si possono guardare ad alta definizione le immagini del ritrovamento. “La differenza è impressionante - ha spiegato Montemurro – rispetto alle immagini che circolano in rete -. Siamo riusciti a recuperare dei master ad alta definizione, grazie ad un grande lavoro di ricerca, È stato fatto un intervento di color correction, in alcuni punti, ma molto leggero”.

lunedì 26 febbraio 2024

CERTI SOGGETTI

 

1 soggetto. 

Una nota influencer vende alcuni prodotti per conto di alcune imprese fingendo di elargire parte del ricavato in solidarietà e donazioni a delle associazioni con fini benefici o a ospedali pediatrici.

La truffa viene scoperta dall'Antitrust e viene inflitta una multa milionaria ai soggetti coinvolti. Il danno reputazionale è enorme. L'influencer corre ai ripari dicendo che è stato un errore di comunicazione e dona un milione di dollari ad un ospedale pediatrico. Ma i follower scappano, la guardia di Finanza inizia a indagare anche su altri prodotti venduti con le stesse modalità fraudolenti, i partner commerciali iniziano a strappare i contratti, le azioni in borsa delle società che hanno sponsorizzato la nota influencer diminuiscono il loro valore, inizia il polverone mediatico sulla vicenda. 

Anche il marito, noto influencer finisce nelle indagini per aver condotto le stesse modalità di marketing fraudolento, nonostante non fosse coinvolto. Ciò genera disagio all'interno della coppia. 

I due decidono di uscire dal mondo fittizio dei social e scoprono nella vita reale di non andare d'accordo. La coppia va in crisi, i due si separano litigando in tribunale sull'affido dei figli in diretta streaming. Con l'arrivo dei follower l'amore nuovamente trionfa e la coppia decide di non separarsi più. 


2 soggetto. 

Due giornalisti scoprono che il pezzo di punta esposto in un importante museo in un paese europeo, un quadro del periodo Caravaggesco del valore di circa 250.000 euro, sembrerebbe essere in realtà stato rubato dieci anni prima in un Castello delle langhe piemontesi. Il quadro oggi risulta appartenere a una fondazione che fa capo ad un noto sottosegretario del Ministero della Cultura, il quale dichiara che ne è venuto in possesso grazie al rinvenimento fortuito in un casale acquistato anni prima dalla madre. I giornalisti indagano e scoprono che il quadro era stato visionato nel castello un mese prima del furto, dallo stesso sottosegretario il quale si era curato di valutare tutti i quadri tranne il quadro in questione. Dopodichè il quadro viene rubato e pochi mesi più tardi, un amico del sottosegretario consegna una tela simile al quadro rubato, in tutto e per tutto, ad un noto antiquario al fine di farla restaurare. Passano cinque anni, la tela rientra finalmente in possesso del sottosegretario, il quale due anni più tardi lo inserisce, come pezzo di punta all'interno di una nota mostra europea al fine di farne crescere il valore. 

I detective del Nucleo investigativo Oggetti d'Arte scoprono, grazie ai giornalisti, che il pezzo esposto nella mostra è in realtà lo stesso quadro appartenuto alla proprietaria del castello piemontese. L'analisi chimica della tela fa scoprire che il pezzo di tela del 600 che si trovava all'interno della cornice del quadro è lo stesso identico materiale del quadro rubato. Anche il noto antiquario durante il processo confermerà che la tela è la medesima. 

Il sottosegretario travolto dallo scandalo, accusato di ricettazione di merce rubata e appurato da uno psichiatra il disturbo compulsivo della personalità, nonostante la condanna penale riuscirà a farla franca non andando in carcere grazie agli aiuti della massoneria ma non sarà più contattato da nessuno perchè prevarrà la paura da parte di tutti di essere derubato. 

La proprietaria del castello, rientrata in possesso del suo quadro orami famoso, decide di organizzare una mostra all'interno del suo castello per far visionare il quadro che le era stato rubato dieci anni prima. 


3 soggetto. 

Un colpo di pistola viene esploso durante la festa di fine anno all'interno dei locali di una proloco di un paesino piemontese ferendo di striscio la gamba di un partecipante. Ciò genera il panico tra i presenti. Al Capodanno partecipavano un ministro e le relative guardie del colpo, un parlamentare e noti esponenti politici locali, oltre ai loro familiari. Arrivano i detective e scoprono che la pistola che ha esploso il colpo appartiene con porto d'armi per difesa personale al deputato della Camera. Il parlamentare nega di aver sparato e chiede di non essere perquisito avvalendosi del suo mandato parlamentare. Inoltre si oppone all'analisi dello stub al fine di non far rintracciare i residui di polvere da sparo sul proprio corpo e sui vestiti. I detective soltanto sei ore più tardi riusciranno a effettuare le analisi richieste dalla procedura. 

Le testimonianze divergono. Il deputato dichiara che la pistola è scivolata a terra ed è stata usata dall'uomo che poi inavvertitamente si è ferito. Al contrario la vittima e anche altre guardie del corpo dichiarano che è stato invece il deputato, euforico e alticcio, a far partire il colpo di pistola che poteva costare caro ai presenti. Il ministro si lava le mani della faccenda e per non testimoniare sostiene dice di essersi allontanato dalla scorta in quel frangente.

La notizia esce sui giornali. Scoppia la polemica e approda sul tavolo del Presidente del Consiglio, il quale è costretto a chiedere il deferimento ai prodigiri del partito e la sospensione del deputato. 

La procura revoca il porto d'armi. 

Al processo il deputato sarà condannato per omessa custodia di armi, falsa testimonianza per lesioni colpose, accensioni ed esplosioni pericolose. 

Il deputato non verrà più ricandidato. Lui e la sua famiglia saranno costretti a festeggiare ogni fine anno da soli perchè nessuno si fiderà nuovamente di invitarlo ad una festa. 


martedì 3 gennaio 2023

Italia, emergenza laureati e dottori in corsia, ma rimane il numero chiuso a Medicina

L’Italia secondo i dati Eurostat ha ancora pochi laureati rispetto alla media europea. Penultima (solo il 29%), peggio solo la Romania.  Nel frattempo la Sicilia importa medici dalla Argentina, la Calabria da Cuba, e la Puglia dall’Albania. Ma allora perchè l’Italia impone ancora il numero chiuso per il corso di laurea in Medicina? A chi conviene? Perché gli italiani devono farsi curare da medici stranieri?

 

L’Italia, secondo i dati diffusi da Eurostat, è molto lontana dalla media europea e dall'obiettivo che l’Europa ha fissato: far salire al 45% entro il 2030 la media dei giovani che ha completato l'istruzione universitaria. Nella fascia di età compresa tra i 25 e i 34 anni registrata nel 2020, la quota italiana (il 29%) è superiore solo a quella della Romania, pari al 25%. Infine, meglio le donne rispetto agli uomini.

Se da un lato i laureati italiani sono molto pochi, il “Bel Paese” continua a tenere chiusi i corsi universitari, alcuni molto richiesti (Medicina e chirurgia, Odontoiatria e protesi dentaria, Veterinaria, Architettura, Medicina in lingua inglese, i corsi delle professioni sanitarie, Scienze della formazione primaria). L’iscrizione a questi corsi di laurea può avvenire solo dopo il superamento del relativo test di ingresso.


Una follia che non tiene conto, da una parte, dei dati dell’Europa e dall’altra, dell’allarme lanciato dalle associazioni di categoria dei medici e dai professionisti del settore. Anche quest’anno per Medicina ci sono già in partenza 1000 posti in meno rispetto a quelli previsti dall’ultima Conferenza Stato-Regioni, che aveva stabilito che il fabbisogno di medici e odontoiatri per il 2022 fosse di 18.095 unità. Ma il Ministero non ha bandito altrettanti posti per il Test d’accesso al corso di laurea in Medicina e Odontoiatria 2022. Ne sono stati banditi solo 17.206 posti. Quasi mille posti in meno. Perchè?

 

Per gli avvocati siciliani, Leone e Fell, da anni impegnati a favore dell’abolizione del numero chiuso del corso di laurea in Medicina, anche quest’anno denunciano che si tratta comunque di un bando illegittimo. “L’aver previsto sempre meno posti rispetto al fabbisogno ha negli anni portato a un ennesimo paradosso: Lo scorso anno, a fronte di 18.397 borse bandite per le Specializzazioni mediche sono rimasti vacanti 2.748 posti (a cui vanno aggiunti i posti lasciati in corso d’anno dai corsisti rinunciatari), mentre all’ultimo concorso per SSM hanno partecipato 15.869 medici, ma non si sa ancora per quanti posti. Se il dato dei posti messi a bando dovesse essere simile a quello dello scorso anno, rimarrebbero vacanti quasi tremila posti per mancanza di medici da formare!“

La carenza di organici negli ospedali, non è solo una questione di risorse, ci vuole anche una buona dose di coraggio. Continuare con politiche spot per poi ritrovarsi sempre davanti lo stesso scoglio, è un gioco a somma zero, in cui perdono tutti amministratori, medici, cittadini». Lo dichiara Potito Salatto, presidente di Aiop Puglia, l’associazione ospedalità privata.

Mentre la Sicilia sta aspettando l’arrivo dei medici dall’Argentina, (è il caso dell’Asp nissena, dove il presidio ospedaliero è in grave affanno per la scarsità di medici e personale sanitario) il presidente dell’Ordine dei Medici di Palermo, Toti Amato, denuncia: “È noto da vent’anni che il fabbisogno di medici e sanitari sia inadeguato e siamo consapevoli che in uno stato d’emergenza servono misure urgenti per garantire salute ai cittadini. Ma non è accettabile che questo possa avvenire senza nessuna interlocuzione e un piano straordinario concordato tra Regione e istituzioni ordinistiche, pienamente coinvolte nel processo di certificazione necessaria ai colleghi esteri per esercitare la professione in Italia”.


In barba al più misero senso di qualità delle cure, mancano i medici di medicina generale ma si fa poco o nulla per risolvere il problema” - ha scritto Lorenzo Spadotto, operatore sanitario e penna specializzata del settore. “Credo sia opportuno chiedersi se negli anni avvenire continueremo a rincorrere i numeri in attesa che si saturino le zone carenti nel prossimo decennio e se, nel frattempo, continueremo a vivacchiare con medici a cui assegnare 1.800-2.000 pazienti l’uno,”.

Cinquecento medici arriveranno da Cuba per colmare la mancanza di personale sanitario negli ospedali della CALABRIA. Per ora i primi 50 sono arrivati e dalla Regione Calabria assicurano di essere al lavoro per dare seguito agli esiti della recente manifestazione di interesse rivolta agli specializzandi dal terzo anno in poi. Trentotto uomini, tredici donne, specialisti dell'emergenza, chirurghi, cardiologi, ematologi, radiologi, ginecologi, pediatri. La metà di loro hanno già fatto esperienze di lavoro all'estero: in Africa, in America, in Arabia, qualcuno anche in Europa. Ma per tutti in Italia è la prima volta.

In PUGLIA sono 4 i medici albanesi destinati alla provincia di Taranto. Il primo medico albanese è stato destinato al pronto soccorso del presidio della città di Manduria. Si tratta di uno specialista in medicina d’urgenza laureato nel Paese delle aquile che lavora al dipartimento di emergenza urgenza dell’ospedale di Tirana.

I medici italiani non tacciono. Hanno denunciato il forte aumento dei carichi di lavoro e delle forti carenze di personale. Se ne è discusso infatti nel corso del 25° congresso nazionale dell'Anaao Assomed (Associazione medici dirigenti), in corso a Napoli. Questo è il risultato di un sondaggio a cui hanno risposto 3.282 professionisti del settore. E’ stato sottolineato che a rendere complicata la vita in corsia è stato in particolare l'aumento dei carichi di lavoro, sia a causa di carenze di personale sia per criticità di carattere organizzativo, almeno per quanto segnalato dal 77% degli intervistati.

sabato 19 febbraio 2022

La tutela dell’ambiente è nella Costituzione, 52 anni dopo il convegno curato da Giorgio Nebbia

 

La tutela dell’ambiente è nella Costituzione, 52 anni dopo il convegno curato da Giorgio Nebbia

di Giuseppe Miccoli

 


Sono passati 52 anni, da quando il prof Giorgio Nebbia, l’illustre chimico e professore ordinario di Merceologia dell’Università degli Studi di Bari, uno dei padri dell’ambientalismo italiano, organizzò nell’aprile del 1970 a Milano uno dei primi convegni di ampio respiro internazionale dal titolo “l’uomo e l’ambiente, un’inchiesta internazionale”.

Mezzo secolo più tardi, l’ambiente entra in Costituzione. L’8 febbraio 2022 la Camera ha approvato la proposta di legge costituzionale che arricchisce due articoli della Carta, il 9 ed il 41. «La Repubblica – recita il nuovo articolo 9 - promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione. TUTELA L’AMBIENTE, LA BIODIVERSITÀ E GLI ECOSISTEMI, ANCHE NELL’INTERESSE DELLE FUTURE GENERAZIONI. LA LEGGE DELLO STATO DISCIPLINA I MODI E LE FORME DI TUTELA DEGLI ANIMALI». Non ci sarà questa volta il passaggio alle urne perché la Camera ha approvato con la maggioranza dei due terzi. 

Il convegno, curato dal professore Nebbia, bolognese di nascita e barese di adozione, fu organizzato dalla Federazione delle Associazioni Scientifiche e Tecniche e dall’ente Autonomo della Fiera di Milano: parteciparono quasi un centinaio di relatori, tra professori universitari, scienziati, politici, imprenditori, e cittadini facenti parte di associazioni ambientaliste, provenienti da tutta Italia ed Europa.

Gli atti, stampati dalla casa editrice Tamburini editore nel 1971, furono poi raccolti in un manuale di 326 pagine con contributi in italiano e in inglese, un anno prima che fosse organizzata dalle Nazioni Unite la Conferenza di Stoccolma sull’Ambiente Umano nel 1972, ed ebbero l'alto patrocinio del Consiglio d'Europa e del Ministro per il coordinamento della ricerca scientifica e tecnologica dello Stato italiano. Questo prezioso libro è ora conservato a Bari, presso la Biblioteca ex Dipartimento di Scienze geografiche e merceologiche, nella sezione di Merceologia della facoltà di Economia.

Il convegno aveva l’obiettivo di far conoscere un termine, quello di “ambiente” appunto, il cui significato non fosse solo quello di un semplice e indefinito spazio che circonda una cosa o una persona, ma ciò che “con maggiore completezza” i francesi intendevano – come scriveva appunto Nebbia - quando usavano la parola “milieu” o gli inglesi con la parola “enviroment”. L’accezione della parola italiana “ambiente”, dunque per il professore Nebbia, doveva essere associata all’esistenza di una “crisi ecologica” causata dai sempre più numerosi effetti generati dalle attività umane. L’uomo perciò, anziché ignorarli, avrebbe dovuto governare quei “mali” che si formano in modo residuale assieme alla produzione dei “beni” con lo sfruttamento delle risorse naturali – acqua, aria, mare, foreste, animali, etc.


Il termine “ambiente”, per il prof. Nebbia , infine doveva essere accostato ad un altro che iniziava ad andare di moda nei primi anni 70, ossia quello di “ecologia”, ma che nell’accezione moderna doveva essere intesa come “ecologia globale” , “come lo studio dei rapporti tra gli uomini e tutta la biosfera”, nonché come una “nuova scienza sovversiva rispetto al nostro modo di pensare”.

I giovani di Berkeley – scriveva Nebbia nel suo intervento - quelli della “Università libera”, organizzavano i “contro-corsi di ecologia come reazione alla mancanza di un adeguato insegnamento ecologico” e che trovarono poi una sponda inaspettata anche “nel principe Alberto di Liegi, che alla Conferenza di Strasburgo” nel febbraio del 1970, invitava tutti a fare “causa comune con i giovani che respingevano le strutture economiche create 150 anni prima”. I contro-corsi di Ecologia arriveranno a Bari nel 1977 e saranno organizzati nell’Ateneo occupato dagli studenti fuori sede: ovviamente con la solidarietà e partecipazione dello stesso prof. Nebbia, così come ha ricordato con una sua testimonianza il docente, scrittore e fondatore della rivista “Gaia” Michele Boato.

L’ecologia, sarà infine poi descritta nella sua accezione moderna e non più relegata al solo mondo della biologia, per la prima volta in modo esauriente da Laura Conti, una delle prime donne ecologiste e prima presidente di Legambiente, in un libro “Che cos'è l'ecologia. Capitale, lavoro e ambiente - Ed. Mazzotta, Milano, 1977”

Sempre in questa sede, il prof. Nebbia fece due proposte degne di nota per il dibattito culturale. In primis consigliò di usare l’espressione “società dei rifiuti” al posto della meno corretta “società dei consumi”. La sua critica era tesa non tanto a sovvertire la “società capitalistica”, quanto piuttosto a descrivere come questo processo di “degradazione irreversibile della natura, ubbidendo alle leggi della termodinamica”, avrebbe prodotto irrimediabilmente “una quantità sempre crescente di rifiuti” tanto da impedire “la sopravvivenza dell’uomo”.

In secondo luogo, aveva proposto di seguire l’esempio positivo della Polonia. L’Italia avrebbe dovuto creare una amministrazione unica centrale delle risorse naturali – appunto il Ministero delle risorse naturali, dell’ambiente e della natura - al fine di poter dare vita a un ente pubblico nazionale dell’Acqua, per coordinare l’uso delle risorse idriche. In Italia, però, il primo Ministro senza portafoglio per l'ecologia sarà nominato solo nel 1983 e la prima struttura ministeriale arriverà solo sedici anni più tardi, nel 1986 con la legge n. 349.


domenica 6 giugno 2021

Dialogo tra Pecchini e Enrico Ruggeri. Linee difensive

[ricostruzione ironica partendo dai comunicati stampa su FB, Twitter e altri media] 

[Al Bar, seduti al tavolo]

Ex Patron della Nazionale Cantanti Gianluca Pecchini: Ehi Enrico, ciao. Mi sono sentito con l'avvocato. 
Enrico Ruggeri, capitano della nazionale italiana cantanti: Eh! Che ha detto? 

Pecchini: Sporgo denuncia alla ragazza [l'attrice Aurora Leone, ndr] 
Ruggeri: Oh, Finalmente! All'attacco! Come si procede? 

Pecchini: Perchè mi ha diffamato, devo difendere la mia dignità! 
Ruggeri: Mi raccomando, fai anche un comunicato stampa. Titolo "Ti denuncio, per difendere la mia dignità". Io nel frattempo twitto una foto con la squadra di serie C2. 

Pecchini: Che squadra? 
Ruggeri: Il Soha. 

Pecchini: Mai sentita! 
Ruggeri: Senti! Mi sono seduto e mi sono fatto fotografare in prospettiva con tutti i giocatori (che erano tutti maschi!) ed erano tutti seduti al tavolo per il pranzo. E scrivo "In tutto il mondo si fa così!" Capito? Faccio l'allusione alla situazione del tavolo". 

Pecchini: Genio! Così alle femmine passa voglia di sedersi al tavolo con noi! 
Ruggeri: Ora chiamo Brosio. Ha detto che ci appoggia. C'è anche Bugo e mi faccio supportare con qualche like. 

Pecchini: Servitùùùù! Ma quando arriva?
Ruggeri: Io prendo un caffè. 

Pecchini: Eros Ramazzotti lo hai sentito? 
Ruggeri: L'ho chiamato ma non risponde. Ha fatto un casino. E' andato via all'alba, senza nemmeno salutare! 

Pecchini: Secondo me quello ha la figlia che si chiama Aurora, uguale alla Leone, e l'ha presa sul personale. S'è ammorbidito!
Ruggeri: Ohhh! Ma sto caffè!

martedì 25 maggio 2021

Pecchini e i Måneskin. Racconto distopico


Luogo: Italia dove nulla cambia. Scena: tavolo ristorante dell'albergo. 
Data: 25 maggio 2022. Un anno dopo. 

Patron della Nazionale Cantanti Gianluca Pecchini: Buonasera, voi al tavolo chi sareste? 
Måneskin: Buonasera dottor Pecchini, siamo il gruppo dei Måneskin. Io sono Damiano David (cantante), lui è il chitarrista Thomas Raggi poi c'è Ethan Torchio che suona la batteria... 

Pecchini: E lei chi è, una accompagnatrice? Måneskin (tutti insieme): 
Ma sei fuori di testa? Lei è Victoria De Angelis la nostra bassista. 

Gianluca Pecchini: Ma è italiana? Non parla? 
Victoria De Angelis: (con accento romano) Si so' italiana e ho origini danesi. Perché? 

Gianluca Pecchini: Guardate, voi potete rimanere seduti qui, ma la femmina del vostro gruppo non può rimanere seduta. 
Ethan (battendo suo tavolo): Scusa ma abbiamo sbagliato tavolo? 

Gianluca Pecchini: No, il tavolo è giusto. Victoria in quanto donna (e pure danese!) non può rimanere al tavolo della nazionale italiana cantanti. Andasse a giocare nella nazionale danese. 
Damiano David (gridando): Ma che significa? Che cosa ca**o significa? 

Gianluca Pecchini rivolgendosi a Victoria: Non mi far spiegare i motivi per cui non puoi stare qui. Alzati e basta. Sono le nostre regole. 
Victoria De Angelis: Guardi che sono stata formalmente convocata anche io. 

Gianluca Pecchini rivolgendosi a Victoria: Tu mica giochi, tu mica stai qui per giocare? Tu stai qui - ammiccando - per fare l'accompagnatrice. 
Victoria De Angelis: Ma avete preso anche le misure del completino, la maglietta e il resto. 

Gianluca Pecchini: E il completino te lo indossi in tribuna (roteando la mano). Quando in qua le donne giocano a calcio. 
Victoria De Angelis: Ma questa cosa è veramente fuori contesto. 

Gianluca Pecchini: Anche la mascherina gialla e rosa puoi indossarla in tribuna. E' bella eh? L'abbiamo fatta stampare con il logo contro la violenza sulle donne. 
Måneskin: Ma te sei veramente fuori. Noi ce ne andiamo. 

Gianluca Pecchini: Ah, ve ne andate? Un attimo vi faccio accompagnare subito fuori dall'albergo. Servitùùùù (gridando al personale dell'albergo)! Accompagnate questi signori alla porta. I loro oggetti personali saranno recapitati a casa. 

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Enrico Ruggeri: Ma è successo qualcosa? Ma qui non c'erano i Maneskin? 
Sandro Giacobbe (ridendo): Se ne sono andati perché non volevamo lasciare la danese all'altro tavolo. Enrico Ruggeri:  Ma perché mancano i posti? 

Gianluca Pecchini: Sai bene, le nostre regole sono regole! I maschi con i maschi e le femmine con le femmine! 
Enrico Ruggeri: Ma che cavolo di regole! Mah!  

Gianluca Pecchini: In realtà mi serviva la sedia. 
Enrico Ruggeri: Che palle, però, di nuovo come l'anno scorso! Per rimediare abbiamo fatto stampare la maglietta con il nome Aurora, poi quella che nessuno conosceva manco è passata a prendersela. Sta ancora in albergo. 

Sandro Giacobbe: Vabbeh poi ci penso io. Dico che si è inventata tutto per fare qualche "like". Chi li conosce questi "Maneschìn".
Gianluca Pecchini: Dai Sandro, fai partire gli antipasti.