Meno del 15% hanno una provenienza cittadina. l' 85% sono rifiuti speciali, ossia prodotti dalle imprese. Cosa diavolo fare?
Il riciclaggio è una politica dei rifiuti insufficiente. Non è capace da sola di poter frenare la politica di produzione dei rifiuti, che rimane tutt’oggi ancorata a quella della crescita. Contemporaneamente la “strategia zero rifiuti” si impone come l’unica possibilità di uscita.
Per far in modo che la crescita diventi sostenibile e non viziata dallo spreco di risorse, si deve afferrare il toro per le corna, si deve fare in modo che le due variabili fondamentali al nostro benessere e al nostro umore, il PIL e la produzione industriale, manifatturiera, elettronica, edilizia, etc.. siano inversamente proporzionali alla riduzione dei rifiuti e allo spreco di risorse. Devono essere svincolate dalla crescita dei rifiuti.
Il riciclaggio, la raccolta differenziata si pongono solamente come una misura di contenimento, una prima precauzione da usare in uno stato di emergenza. La nostra società dei consumi si appresta a diventare in modo definitivo la società dei rifiuti. E’ come rinforzare gli argini di un fiume prima che arrivi una piena, una piena colma di rifiuti. Le ondate successive proporranno dei livelli sempre più alti, e le misure prese fino a oggi, come il riciclaggio e la raccolta differenziata andranno bene fino al punto del traboccamento, poi diventeranno insufficienti.
Il riciclaggio senza coscienza è una misura che mira a rinforzare la mentalità dello spreco. Posso comprare e posso buttare, facendo la raccolta differenziata, senza preoccuparmi in verità dell’effetto finale. Tutto si riimmette nel ciclo dei beni, la mia azione ha riciclato la mia coscienza.
Le uniche possibilità di difesa che abbiamo, che si pongono a questo punto insostituibili, sono la RIDUZIONE e la PREVENZIONE dei rifiuti. Bisogna lavorare a monte della produzione. Nelle fabbriche e nelle imprese.
Così come esistono degli standard di emissione che vietano a determinate imprese di produrre oltre un determinato quantitativo di CO2, allo stesso modo possiamo fissare degli STANDARD DI IMMISSIONE, che permettano la diminuzione razionale dei rifiuti, dobbiamo usare degli strumenti economici come i PERMESSI TRASFERIBILI DI PRODUZIONE, che fissano in cedole determinate quantità di plastiche (es 1 cedola 1000 t.), di materie prime, che possono essere usate in fase di produzione, in caso di contrazione possono essere cedute o successivamente rivendute a quelle imprese che ne faranno richiesta, creando un mercato parallelo e artificiale che pone dei limiti alla produzione sfrenata dei rifiuti, senza dall’altra parte porre danni economici alle imprese, senza porre in altre parole limiti alla crescita.
“La nazione che distrugge il proprio suolo distrugge se stessa (F.D. Roosevelt)”. Per evitare di distruggerci dobbiamo assumere degli standard di immissione, regolando con cura scientifica quanta plastica dobbiamo far circolare in una regione, in uno stato, in una unione di Stati, come l’UE, perché la plastica sotto forma di rifiuto, sta annientando il nostro territorio, sia sotto forma di solidi, come buste o imballaggi vari, sia sotto forma di gas, come diossina, la quale distrugge le greggi e le economie rurali, e ancora, in modo peggiore tramite incenerimento, sottoforma di nano-particelle, provocando dei tumori, distruggendo delle vite umane e le loro famiglie.
Dobbiamo mettere delle TASSE AMBIENTALI sugli oggetti che sono rifiuti destinati ad essere rifiuti perenni, come le buste di plastica. In Irlanda hanno diminuito l’uso di buste di plastica, del 92% in tre anni. E’ bastata una tassa di 33 cent su ogni busta, determinando la fine dell’uso della busta di plastica, ed ha incentivato l’uso di buste di carta, di tela e la produzione di quelle biodegradabili.
Dobbiamo incentivare in altre parole la PRODUZIONE DI BIO- PLASTICHE. Dobbiamo a questo punto togliere il divieto di legge sulla produzione e sulla coltivazione della canapa ritornando ad essere il secondo paese produttore al mondo di Canapa. Un esempio di de-crescita felice.
Dobbiamo rendere obbligatoria la “RESPONSABILITA' ESTESA DEL PRODUTTORE”.
Io devo avere l’obbligo di restituire l’oggetto che si rompe all’azienda che me lo venduto, io devo restituire il mio televisore all’impresa senza che intervengano altri soggetti terzi come i Comuni o lo Stato. Ciò allunga i tempi di raccolta e aumenta i costi dello spesa pubblica, e di conseguenza aumenta le nostre tasse.
Dobbiamo creare sin da adesso, sin dalla fase di progettazione oggetti che devono essere riciclabili, facilmente smontabili e sostituibili, oggetti che devono avere il minimo impatto ambientale possibile. Dobbiamo incentivare l'ECO-DESIGN, creare BREVETTI ECO-COMPATIBILI.
Solo in questo modo la nostra de-crescita (dei rifiuti) sarà felice.