martedì 20 dicembre 2011

ORIONE (costellazione e mito)

Secondo la mitologia greca, ORIONE era un gigante, figlio di Poseidone ed Euriale, figlia del re di Creta Minosse. Si narra che una notte, sull'isola di Chio, corteggiò Merope, figlia del re Enopione, che irato dall'affronto lo fece accecare ed allontanare dall'isola. Orione si diresse verso l'isola di Lemno dove Vulcano, impietosito dalla sua cecità, lo affidò alla guida di Cedalione, che lo condusse verso est, fin dove sorgeva il sole e lì riacquistò la vista, grazie ad EOS, l'aurora, che poi prese in moglie.


Cacciatore dagli occhi celesti, usciva di notte accompagnato dai suoi fedeli segugi, SIRIO e PROSCIONE in cerca di prede (LEPRE). La dea Artemide, che con lui condivideva molte battute di caccia, se ne invaghì perdutamente e gli fece delle esplicite avances, nonostante fosse famosa per la sua sacra castità. Orione declinò l'invito con garbo, spiegando alla dea che mai avrebbe potuto tradire la sua amata sposa, grazie alla quale aveva riacquistato la vista. Inizialmente Artemide si mise l'animo in pace, credendo di aver trovato un uomo davvero fedele...


Quando però scoprì che successivamente Orione si era invaghito delle PLEIADI, le sette figlie di Atlante e Pleione, e che aveva cominciato a molestarle, la dea la prese a male e per punire l'incredibile affronto subìto decise di mandare un suo fedele servo, lo SCORPIONE; la bestia si intrufolò nella capanna del cacciatore durante la notte e ne attese il ritorno fino all'alba; il mostro continuò a rimaner nascosto fino a quando il nostro eroe ed i suoi fidi compagni non presero sonno, stanchi per un'intensa battuta di caccia, ed infine sferrò il suo attacco letale con il suo pungiglione avvelenato, prima su Orione e poi su Sirio e e su Proscione.


Quando Zeus scoprì cosa era successo si adirò molto, e dall'alto dell'Olimpo fulminò con una folgore lo scorpione. Infine decise di far ascendere al cielo gli eroi, e da allora la costellazione di Orione splende nell'Emisfero Boreale mentre affronta la carica del Toro e non tanto lontano luccica il Cane Maggiore (con la stella Sirio, che è la più lucente dell'Emisfero) a fianco il cane Minore con la sua stella PROCIONE, e sotto a Orione la costellazione della LEPRE. La costellazione dello Scorpione invece sorge esattamente quando Orione tramonta, affinché il terribile mostro non potesse più insidiare il grande cacciatore.


È anche ritenuto il mitico fondatore della città di Messina, in Sicilia, dove gli è dedicata una fontana marmorea di Giovanni Angelo Montorsoli (1547) in piazza del Duomo.

Fonte: Wikipedia e Garzanti

(Cielo d'inverno - dicembre)

venerdì 16 dicembre 2011

Addio a Giandomenico Caramia, musicista e studioso del canto popolare

Villa Castelli – E’ morto il 15 dicembre 2011, all’età di 42 anni, Giandomenico Caramia, organettista di grande valore, percussionista eccellente, in costante contatto con le personalità di maggiore rilievo della musica popolare, da Alfio Antico a Mario Salvi a Mimmo Epifani. Tra le partecipazioni più recenti quelle nell’Orchestra di musica popolare de “la Notte della Taranta”. Importante il lavoro di ricerca etnografico “La Pizzica Nascosta. L’organetto nella musica e nei canti tradizionali di Villa Castelli”.


                                           (concerto "La Notte della Taranta")

Attualmente faceva parte del gruppo “Epifani Barbers” e “La Gialletta”. Sin da piccolo tutt’uno con la musica, ha iniziato lo studio della fisarmonica nel 1980 con il Maestro Sandro Tannoia per poi dedicarsi, dal 1984, allo studio dei tamburi a cornice sotto la guida del Maestro Alfio Antico. Si avvicina poi allo studio della fisarmonica diatonica (l’organetto), dapprima presso il Centro Accademico Musicale di Villa Castelli, con l’amico e maestro Mario Salvi, poi presso il Conservatorio “Tito Schipa” di Lecce, all’interno del Corso triennale di Musica Popolare, tenuto dallo stesso Salvi.

                                          (con Mimmo Epifani)

Dal 2003 frequenta il corso di tamburi a cornice con il Maestro Arnaldo Vacca e nel 2004 e 2005 partecipa con l’Orchestra di musica popolare salentina al Festival “la Notte della Taranta”, al concerto finale di Melpignano e alle successive tournées italiane dell’orchestra. Il notevole livello artistico raggiunto lo porta, negli ultimi anni, a svolgere diverse collaborazioni musicali e discografiche, sia come percussionista che come organettista, con quegli stessi artisti che sono stati i suoi maestri, e dunque con Alfio Antico, Mario Salvi e Mimmo Epifani.

                                          (con Mario Salvi)

Il sodalizio artistico con Salvi si è espresso, oltre che nella collaborazione discografica “Taranteria” (Finisterre 2003), in un lavoro di ricerca etnografica sui canti e la musica tradizionale di Puglia, con specifico riferimento all’organetto di Villa Castelli, unico paese in cui questo strumento è ancora fortemente radicato. Tale ricerca è stata poi raccolta in una pubblicazione “La Pizzica Nascosta. L’organetto nella musica e nei canti tradizionali di Villa Castelli”, in collaborazione con l’Istituto Diego Carpitella e con la prefazione di Sergio Torsello e Luigi Chiriatti.



In questo contesto Caramia si è fatto anche animatore di un gruppo di anziani cantori e suonatori tradizionali, i “Cantori di Villa Castelli”, appunto, con l’obiettivo di far conoscere al pubblico la ricchezza e l’originalità delle musiche e dei canti della Murgia sud-orientale.Tuttavia, come a lui piaceva definirsi, è “cuoco musicante”. Insieme all’altro chef-musicista Mimmo Epifani, Giandomenico ricreava con amore le atmosfere di tradizione, utilizzando la musica come solo uno degli ingredienti, insieme ad ottime pietanze e buon vino, danze tradizionali, serenate e profumi del Sud italiano.

Scrive Sergio Torsello nell’introduzione a “La Pizzica Nascosta”: “Questo lavoro acquista una significativa valenza storica e culturale, perché ribadisce una volta di piu’ l’importanza di ‘salvare’, ove ancora possibile, le memorie musicali della Puglia contadina.Prima che anche gli ultimi testimoni lascino definitivamente la scena”.

Troppo presto chi ha raccolto, per noi, queste memorie, ci ha lasciato il compito di continuare a custodirle.

Giuseppe Miccoli



lunedì 12 dicembre 2011

LA DECRESCITA (DEI RIFIUTI) FELICE

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Ogni anno vengono prodotti 2 miliardi di tonnellate di rifiuti in Europa.
Meno del 15% hanno una provenienza cittadina. l' 85% sono rifiuti speciali, ossia prodotti dalle imprese. Cosa diavolo fare?

Il riciclaggio è una politica dei rifiuti insufficiente. Non è capace da sola di poter frenare la politica di produzione dei rifiuti, che rimane tutt’oggi ancorata a quella della crescita. Contemporaneamente la “strategia zero rifiuti” si impone come l’unica possibilità di uscita.

Per far in modo che la crescita diventi sostenibile e non viziata dallo spreco di risorse, si deve afferrare il toro per le corna, si deve fare in modo che le due variabili fondamentali al nostro benessere e al nostro umore, il PIL e la produzione industriale, manifatturiera, elettronica, edilizia, etc.. siano inversamente proporzionali alla riduzione dei rifiuti e allo spreco di risorse. Devono essere svincolate dalla crescita dei rifiuti.

Il riciclaggio, la raccolta differenziata si pongono solamente come una misura di contenimento, una prima precauzione da usare in uno stato di emergenza. La nostra società dei consumi si appresta a diventare in modo definitivo la società dei rifiuti. E’ come rinforzare gli argini di un fiume prima che arrivi una piena, una piena colma di rifiuti. Le ondate successive proporranno dei livelli sempre più alti, e le misure prese fino a oggi, come il riciclaggio e la raccolta differenziata andranno bene fino al punto del traboccamento, poi diventeranno insufficienti.

Il riciclaggio senza coscienza è una misura che mira a rinforzare la mentalità dello spreco. Posso comprare e posso buttare, facendo la raccolta differenziata, senza preoccuparmi in verità dell’effetto finale. Tutto si riimmette nel ciclo dei beni, la mia azione ha riciclato la mia coscienza.

Le uniche possibilità di difesa che abbiamo, che si pongono a questo punto insostituibili, sono la RIDUZIONE e la PREVENZIONE dei rifiuti. Bisogna lavorare a monte della produzione. Nelle fabbriche e nelle imprese.

Così come esistono degli standard di emissione che vietano a determinate imprese di produrre oltre un determinato quantitativo di CO2, allo stesso modo possiamo fissare degli STANDARD DI IMMISSIONE, che permettano la diminuzione razionale dei rifiuti, dobbiamo usare degli strumenti economici come i PERMESSI TRASFERIBILI DI PRODUZIONE, che fissano in cedole determinate quantità di plastiche (es 1 cedola 1000 t.), di materie prime, che possono essere usate in fase di produzione, in caso di contrazione possono essere cedute o successivamente rivendute a quelle imprese che ne faranno richiesta, creando un mercato parallelo e artificiale che pone dei limiti alla produzione sfrenata dei rifiuti, senza dall’altra parte porre danni economici alle imprese, senza porre in altre parole limiti alla crescita.

“La nazione che distrugge il proprio suolo distrugge se stessa (F.D. Roosevelt)”. Per evitare di distruggerci dobbiamo assumere degli standard di immissione, regolando con cura scientifica quanta plastica dobbiamo far circolare in una regione, in uno stato, in una unione di Stati, come l’UE, perché la plastica sotto forma di rifiuto, sta annientando il nostro territorio, sia sotto forma di solidi, come buste o imballaggi vari, sia sotto forma di gas, come diossina, la quale distrugge le greggi e le economie rurali, e ancora, in modo peggiore tramite incenerimento, sottoforma di nano-particelle, provocando dei tumori, distruggendo delle vite umane e le loro famiglie.

Dobbiamo mettere delle TASSE AMBIENTALI sugli oggetti che sono rifiuti destinati ad essere rifiuti perenni, come le buste di plastica. In Irlanda hanno diminuito l’uso di buste di plastica, del 92% in tre anni. E’ bastata una tassa di 33 cent su ogni busta, determinando la fine dell’uso della busta di plastica, ed ha incentivato l’uso di buste di carta, di tela e la produzione di quelle biodegradabili.

Dobbiamo incentivare in altre parole la PRODUZIONE DI BIO- PLASTICHE. Dobbiamo a questo punto togliere il divieto di legge sulla produzione e sulla coltivazione della canapa ritornando ad essere il secondo paese produttore al mondo di Canapa. Un esempio di de-crescita felice.

Dobbiamo rendere obbligatoria la “RESPONSABILITA' ESTESA DEL PRODUTTORE”.
Io devo avere l’obbligo di restituire l’oggetto che si rompe all’azienda che me lo venduto, io devo restituire il mio televisore all’impresa senza che intervengano altri soggetti terzi come i Comuni o lo Stato. Ciò allunga i tempi di raccolta e aumenta i costi dello spesa pubblica, e di conseguenza aumenta le nostre tasse.

Dobbiamo creare sin da adesso, sin dalla fase di progettazione oggetti che devono essere riciclabili, facilmente smontabili e sostituibili, oggetti che devono avere il minimo impatto ambientale possibile. Dobbiamo incentivare l'ECO-DESIGN, creare BREVETTI ECO-COMPATIBILI.
Solo in questo modo la nostra de-crescita (dei rifiuti) sarà felice.

domenica 11 dicembre 2011

Recessione americana e crisi italiana

Recessione americana e crisi italiana

Vorrei soffermarmi su due punti in particolare.
            Il primo è che la crisi finanziaria americana che sta colpendo tutto il mondo occidentale, (ma non quello musulmano perché basato su altri fondamenti etici), non è madre della crisi economica italiana.
            Il secondo è che la recessione “tecnica” italiana, (ossia che per due trimestri ha avuto una crescita negativa e con l'anno si chiuderà con una crescita zero), è figlia della sua crisi, della sua incapacità e della noncuranza dei nostri governanti.

            L’America ha subito una grave crisi finanziaria. Non l'unica a dire il vero, dato che dagli anni novanta fino ad oggi ce ne sono state almeno una dozzina di ampia portata, si ricordi quella del 2001 (ante 11 settembre) o il crack parmalat, cirio, di bandiera italiana. Però, questa crisi finanziaria, ha un epicentro con delle caratteristiche determinanti. E’ un epicentro americano, bancario e monetario ed è l'unione di queste che la rende irresistibile.
Le banche americane, spina dorsale di un sistema paese che si pone al timone del mondo, sono fallite così come sta fallendo la sua moneta, il DOLLARO dal 2002 a questa parte. Il motivo è semplice. Il debito pubblico americano, primo nel globo, è la base del successo commerciale, a condizione però che si celi agli occhi dei suoi investitori. Il dollaro, stampato senza vincoli aurei o programmatici, perde fiducia a monete più stabili come l'euro o lo yen. Ci si rivolge ad altri mercati.
Oggi l’abito americano, sempre più corto man mano che cresce il suo debito, ha mostrato tutta la sua indecenza. E' bastata una truffa di un italo-americano (vedi report raitre), che è riuscito a piazzare e rendere fruibili al mercato (tramite cartolarizzazioni figlie della finanza creativa) mutui spazzatura che non si sarebbero mai pagati nel tempo, per la crescita all'infinito delle sue rate, per buttare a terra il gigante americano, colpendolo al cuore. Colpendo la fiducia mondiale.
            A meno che non si voglia mettere mano agli accordi monetari di Bretton Woods, e cambiare in modo radicale questa giostra economica, che perderà sempre e comunque pezzi nel tempo (ma fino a quando?), dobbiamo avere la consapevolezza che lo Stato dovrà metter mano sempre al portafoglio. E purtroppo, come dobbiamo sapere, nei fatti i governanti hanno preferito riparare la giostra rotta con un prestito da centinaia di  miliardi di euro, che pagheremo nel tempo noi e i nostri figli. Ancora Berlusconi tace su quanto l’Italia ha stanziato. La crisi americana dunque, l’abbiamo pagata noi.  
Ma la recessione “tecnica” americana non ha ancora raggiunto l'Italia. E non è detto che la raggiunga direttamente. I tagli dei tassi della Fed, l’abbassamento dei prezzi delle materie prime (petrolio da 120 a 65 $ al barile), l’aumento del valore del Dollaro sull’Euro, sono la base per la ripartenza, che si aspetta già dal 2009. Obama dovrebbe fare il resto.

La recessione italiana, invece, è figlia della sua crisi politica e sociale. La Commissione Ue spiega che «l'accentuato rallentamento dell'economia italiana ha origine dalla metà del 2007, ben prima dell'impatto della crisi dei mercati sull'economia europea». Un governo che fronteggia una recessione dovrebbe avere un unica priorità. Avere cura della domanda interna. Come?
-          destinando risorse ai soggetti deboli in modo che non paghino loro la recessione, quindi alle famiglie, e allo Stato. Dunque non tagli, ma investimenti ad esempio in scuola e università, regolarizzando posti di lavoro e mutui da pagare, difendendo la propria occupazione.
-          alzando i salari, sfruttando l’effetto dell’abbassamento dei tassi e dei prezzi delle materie prime che inibiscono l’inflazione, per rilanciare la domanda dei consumi e delle imprese. Oppure ancora, abbassare le tasse su famiglie e imprese, sperando che i consumi facciano da traino alla ripresa;
-          dirottando gli attuali investimenti pluri-miliardari, (dagli effetti ritardati e antieconomici!), dalle cattedrali nel deserto (inceneritori, Tav, nucleare) a progetti dalla larga e subitanea gittata di ricchezza: 1. La raccolta differenziata porta a porta, che ha un rapporto di mille a uno lavoratori rispetto all’inceneritore. 2. Il completamento dei vecchi cantieri autostradali, metropolitane, e ferrovie, invece di iniziarne di nuovi. 3. La tecnologia e sviluppo delle risorse rinnovabili, che hanno un miglior rapporto rendimento/danno potenziale, esportandole in seguito come “made in Italy”, e svincolandoci dal petrolio e dai suoi effetti.