L’Italia secondo i dati Eurostat ha ancora pochi laureati rispetto alla media europea. Penultima (solo il 29%), peggio solo la Romania. Nel frattempo la Sicilia importa medici dalla Argentina, la Calabria da Cuba, e la Puglia dall’Albania. Ma allora perchè l’Italia impone ancora il numero chiuso per il corso di laurea in Medicina? A chi conviene? Perché gli italiani devono farsi curare da medici stranieri?
L’Italia, secondo i dati diffusi da Eurostat, è molto lontana dalla media europea e dall'obiettivo che l’Europa ha fissato: far salire al 45% entro il 2030 la media dei giovani che ha completato l'istruzione universitaria. Nella fascia di età compresa tra i 25 e i 34 anni registrata nel 2020, la quota italiana (il 29%) è superiore solo a quella della Romania, pari al 25%. Infine, meglio le donne rispetto agli uomini.
Se da un lato i laureati italiani sono molto pochi, il “Bel Paese” continua a tenere chiusi i corsi universitari, alcuni molto richiesti (Medicina e chirurgia, Odontoiatria e protesi dentaria, Veterinaria, Architettura, Medicina in lingua inglese, i corsi delle professioni sanitarie, Scienze della formazione primaria). L’iscrizione a questi corsi di laurea può avvenire solo dopo il superamento del relativo test di ingresso.
Una follia che non tiene conto, da una parte, dei
dati dell’Europa e dall’altra, dell’allarme lanciato dalle associazioni di
categoria dei medici e dai professionisti del settore. Anche quest’anno per
Medicina ci sono già in partenza 1000 posti in meno rispetto a quelli previsti
dall’ultima Conferenza Stato-Regioni, che aveva stabilito che il fabbisogno di
medici e odontoiatri per il 2022 fosse di 18.095 unità. Ma il Ministero non
ha bandito altrettanti posti per il Test d’accesso al corso di laurea in
Medicina e Odontoiatria 2022. Ne sono stati banditi solo 17.206 posti. Quasi mille
posti in meno. Perchè?
Per gli avvocati siciliani, Leone e Fell,
da anni impegnati a favore dell’abolizione del numero chiuso del corso di laurea
in Medicina, anche quest’anno denunciano che si tratta comunque di un bando
illegittimo. “L’aver previsto sempre meno posti rispetto al fabbisogno ha negli
anni portato a un ennesimo paradosso: Lo scorso anno, a fronte di 18.397 borse
bandite per le Specializzazioni mediche sono rimasti vacanti 2.748 posti (a cui
vanno aggiunti i posti lasciati in corso d’anno dai corsisti rinunciatari),
mentre all’ultimo concorso per SSM hanno partecipato 15.869 medici, ma non si
sa ancora per quanti posti. Se il dato dei posti messi a bando dovesse essere
simile a quello dello scorso anno, rimarrebbero vacanti quasi tremila posti per
mancanza di medici da formare!“
La carenza di organici negli ospedali, non è solo una questione di risorse, ci vuole anche una buona dose di coraggio. Continuare con politiche spot per poi ritrovarsi sempre davanti lo stesso scoglio, è un gioco a somma zero, in cui perdono tutti amministratori, medici, cittadini». Lo dichiara Potito Salatto, presidente di Aiop Puglia, l’associazione ospedalità privata.
Mentre la Sicilia sta aspettando l’arrivo dei medici dall’Argentina, (è il caso dell’Asp nissena, dove il presidio ospedaliero è in grave affanno per la scarsità di medici e personale sanitario) il presidente dell’Ordine dei Medici di Palermo, Toti Amato, denuncia: “È noto da vent’anni che il fabbisogno di medici e sanitari sia inadeguato e siamo consapevoli che in uno stato d’emergenza servono misure urgenti per garantire salute ai cittadini. Ma non è accettabile che questo possa avvenire senza nessuna interlocuzione e un piano straordinario concordato tra Regione e istituzioni ordinistiche, pienamente coinvolte nel processo di certificazione necessaria ai colleghi esteri per esercitare la professione in Italia”.
“In barba al più misero senso di qualità delle cure, mancano i medici di medicina generale ma si fa poco o nulla per risolvere il problema” - ha scritto Lorenzo Spadotto, operatore sanitario e penna specializzata del settore. “Credo sia opportuno chiedersi se negli anni avvenire continueremo a rincorrere i numeri in attesa che si saturino le zone carenti nel prossimo decennio e se, nel frattempo, continueremo a vivacchiare con medici a cui assegnare 1.800-2.000 pazienti l’uno,”.
Cinquecento medici arriveranno da Cuba per colmare la mancanza di personale sanitario negli ospedali della CALABRIA. Per ora i primi 50 sono arrivati e dalla Regione Calabria assicurano di essere al lavoro per dare seguito agli esiti della recente manifestazione di interesse rivolta agli specializzandi dal terzo anno in poi. Trentotto uomini, tredici donne, specialisti dell'emergenza, chirurghi, cardiologi, ematologi, radiologi, ginecologi, pediatri. La metà di loro hanno già fatto esperienze di lavoro all'estero: in Africa, in America, in Arabia, qualcuno anche in Europa. Ma per tutti in Italia è la prima volta.
In PUGLIA sono 4 i medici albanesi destinati alla provincia di Taranto. Il primo medico albanese è stato destinato al pronto soccorso del presidio della città di Manduria. Si tratta di uno specialista in medicina d’urgenza laureato nel Paese delle aquile che lavora al dipartimento di emergenza urgenza dell’ospedale di Tirana.
I medici italiani non tacciono. Hanno denunciato
il forte aumento dei carichi di lavoro e delle forti carenze di personale. Se
ne è discusso infatti nel corso del 25° congresso nazionale dell'Anaao
Assomed (Associazione medici dirigenti), in corso a Napoli. Questo è il
risultato di un sondaggio a cui hanno risposto 3.282 professionisti del settore.
E’ stato sottolineato che a rendere complicata la vita in corsia è stato in
particolare l'aumento dei carichi di lavoro, sia a causa di carenze di
personale sia per criticità di carattere organizzativo, almeno per quanto
segnalato dal 77% degli intervistati.

