lunedì 26 febbraio 2024

CERTI SOGGETTI

 

1 soggetto. 

Una nota influencer vende alcuni prodotti per conto di alcune imprese fingendo di elargire parte del ricavato in solidarietà e donazioni a delle associazioni con fini benefici o a ospedali pediatrici.

La truffa viene scoperta dall'Antitrust e viene inflitta una multa milionaria ai soggetti coinvolti. Il danno reputazionale è enorme. L'influencer corre ai ripari dicendo che è stato un errore di comunicazione e dona un milione di dollari ad un ospedale pediatrico. Ma i follower scappano, la guardia di Finanza inizia a indagare anche su altri prodotti venduti con le stesse modalità fraudolenti, i partner commerciali iniziano a strappare i contratti, le azioni in borsa delle società che hanno sponsorizzato la nota influencer diminuiscono il loro valore, inizia il polverone mediatico sulla vicenda. 

Anche il marito, noto influencer finisce nelle indagini per aver condotto le stesse modalità di marketing fraudolento, nonostante non fosse coinvolto. Ciò genera disagio all'interno della coppia. 

I due decidono di uscire dal mondo fittizio dei social e scoprono nella vita reale di non andare d'accordo. La coppia va in crisi, i due si separano litigando in tribunale sull'affido dei figli in diretta streaming. Con l'arrivo dei follower l'amore nuovamente trionfa e la coppia decide di non separarsi più. 


2 soggetto. 

Due giornalisti scoprono che il pezzo di punta esposto in un importante museo in un paese europeo, un quadro del periodo Caravaggesco del valore di circa 250.000 euro, sembrerebbe essere in realtà stato rubato dieci anni prima in un Castello delle langhe piemontesi. Il quadro oggi risulta appartenere a una fondazione che fa capo ad un noto sottosegretario del Ministero della Cultura, il quale dichiara che ne è venuto in possesso grazie al rinvenimento fortuito in un casale acquistato anni prima dalla madre. I giornalisti indagano e scoprono che il quadro era stato visionato nel castello un mese prima del furto, dallo stesso sottosegretario il quale si era curato di valutare tutti i quadri tranne il quadro in questione. Dopodichè il quadro viene rubato e pochi mesi più tardi, un amico del sottosegretario consegna una tela simile al quadro rubato, in tutto e per tutto, ad un noto antiquario al fine di farla restaurare. Passano cinque anni, la tela rientra finalmente in possesso del sottosegretario, il quale due anni più tardi lo inserisce, come pezzo di punta all'interno di una nota mostra europea al fine di farne crescere il valore. 

I detective del Nucleo investigativo Oggetti d'Arte scoprono, grazie ai giornalisti, che il pezzo esposto nella mostra è in realtà lo stesso quadro appartenuto alla proprietaria del castello piemontese. L'analisi chimica della tela fa scoprire che il pezzo di tela del 600 che si trovava all'interno della cornice del quadro è lo stesso identico materiale del quadro rubato. Anche il noto antiquario durante il processo confermerà che la tela è la medesima. 

Il sottosegretario travolto dallo scandalo, accusato di ricettazione di merce rubata e appurato da uno psichiatra il disturbo compulsivo della personalità, nonostante la condanna penale riuscirà a farla franca non andando in carcere grazie agli aiuti della massoneria ma non sarà più contattato da nessuno perchè prevarrà la paura da parte di tutti di essere derubato. 

La proprietaria del castello, rientrata in possesso del suo quadro orami famoso, decide di organizzare una mostra all'interno del suo castello per far visionare il quadro che le era stato rubato dieci anni prima. 


3 soggetto. 

Un colpo di pistola viene esploso durante la festa di fine anno all'interno dei locali di una proloco di un paesino piemontese ferendo di striscio la gamba di un partecipante. Ciò genera il panico tra i presenti. Al Capodanno partecipavano un ministro e le relative guardie del colpo, un parlamentare e noti esponenti politici locali, oltre ai loro familiari. Arrivano i detective e scoprono che la pistola che ha esploso il colpo appartiene con porto d'armi per difesa personale al deputato della Camera. Il parlamentare nega di aver sparato e chiede di non essere perquisito avvalendosi del suo mandato parlamentare. Inoltre si oppone all'analisi dello stub al fine di non far rintracciare i residui di polvere da sparo sul proprio corpo e sui vestiti. I detective soltanto sei ore più tardi riusciranno a effettuare le analisi richieste dalla procedura. 

Le testimonianze divergono. Il deputato dichiara che la pistola è scivolata a terra ed è stata usata dall'uomo che poi inavvertitamente si è ferito. Al contrario la vittima e anche altre guardie del corpo dichiarano che è stato invece il deputato, euforico e alticcio, a far partire il colpo di pistola che poteva costare caro ai presenti. Il ministro si lava le mani della faccenda e per non testimoniare sostiene dice di essersi allontanato dalla scorta in quel frangente.

La notizia esce sui giornali. Scoppia la polemica e approda sul tavolo del Presidente del Consiglio, il quale è costretto a chiedere il deferimento ai prodigiri del partito e la sospensione del deputato. 

La procura revoca il porto d'armi. 

Al processo il deputato sarà condannato per omessa custodia di armi, falsa testimonianza per lesioni colpose, accensioni ed esplosioni pericolose. 

Il deputato non verrà più ricandidato. Lui e la sua famiglia saranno costretti a festeggiare ogni fine anno da soli perchè nessuno si fiderà nuovamente di invitarlo ad una festa.