Presentato il 20 marzo 2024 al cine-teatro “AncheCinema” di Bari nell’ambito del Fuori Bif&st, il documentario SEMIDEI che narra l’avvincente storia dei Bronzi di Riace. Presente la regista Alessandra Cataleta insieme a Michele Suma, direttore del Sudestival e il montatore barese Filippo Montemurro
Il bellissimo documentario Semidei della regista foggiana Alessandra Cataleta e del reggino Fabio Mollo, si trova a ragione nella short list dei David di Donatello e nella cinquina dei finalisti ai Nastri d’Argento 2024.
Il lungometraggio, certamente, narra l’avvincente storia millenaria dei Bronzi di Riace, dal loro ritrovamento ai giorni nostri, ma in realtà tutta l’attenzione si focalizza sulla bellezza incontaminata dei due soggetti scultorei, il cui messaggio poliedrico si estende a vari altri aspetti, storici, turistici, religiosi, anche speculativi, che riguardano la comunità calabrese.
La poetica del film si concretizza in una complessa realizzazione documentaristica che si intreccia con gli aspetti sociali della storia del ritrovamento, con ritmo dolce, declinandosi in vari generi, fino al dramma di Cutro vissuto in prima persona dai calabresi. La linea comune è il mare e il salvataggio. Si percepisce l’orrore e il grande rammarico dei calabresi di non essere riusciti a salvare i naufraghi di Cutro, loro che invece erano riusciti a trovare e a salvare i Bronzi di Riace nel 1972. Ma anche la dolcezza tangibile dei rom di Gioia Tauro, che associano la figura dei due santi Cosimo e Damiano ai due Bronzi di Riace.
Il
documentario viene raccontato su due piani, quella vissuta dai conterranei
calabresi, e quella vissuta dai ricercatori stranieri, bella l’idea di mostrare
l’equipe che ruota attorno al coordinamento del prof. Daniele Castrizio.
Ricorre
il numero due. Due Bronzi, i due Santi, i due registi. Il racconto avviene in
maniera duplice, con gli occhi del più coinvolto reggino Mollo che riesce con
la sua presenza a raccontare la Calabria di ieri e di oggi, e con gli occhi verdi
della forestiera, di colei che viene da fuori, che riesce a scoprire cose
nuove, come appunto la regista bravissima Cataleta. D’altra parte senza la
ricerca etnografica del napoletano Ernesto De Martino negli anni 50 nel
Salento, non avremmo avuto in Puglia la rinascita culturale e musicale della
“pizzica” e della “Taranta”. Analogamente, si spera che la ricerca registica provando
a spiegare il dentro e il fuori della Calabria, getti le basi per una rinascita
culturale del soggetto nazional-popolare dei Bronzi di Riace, famosi in tutto
il mondo.
Due
anche i montatori, Mauro Rossi e Filippo Montemurro (quest’ultimo barese
di origini ma oggi romano d’adozione), i quali - come ha spiegato la regista
Cataleta in sala - hanno partecipato alla scrittura attivamente dando “la
quadra” al film, riuscendo a contenere il cinema “di realtà” raccontato dai due
registi.
Il
documentario, è oggi uno dei migliori in circolazione sui Bronzi di Riace anche
perché si possono guardare ad alta definizione le immagini del ritrovamento. “La
differenza è impressionante - ha spiegato Montemurro – rispetto alle immagini
che circolano in rete -. Siamo riusciti a recuperare dei master ad alta
definizione, grazie ad un grande lavoro di ricerca, È stato fatto un intervento
di color correction, in alcuni punti, ma molto leggero”.





