La tutela dell’ambiente è
nella Costituzione, 52 anni dopo il convegno curato da Giorgio Nebbia
di Giuseppe Miccoli
Sono passati 52 anni, da quando il prof Giorgio Nebbia, l’illustre chimico e professore ordinario di Merceologia dell’Università degli Studi di Bari, uno dei padri dell’ambientalismo italiano, organizzò nell’aprile del 1970 a Milano uno dei primi convegni di ampio respiro internazionale dal titolo “l’uomo e l’ambiente, un’inchiesta internazionale”.
Mezzo secolo più tardi,
l’ambiente entra in Costituzione. L’8 febbraio 2022 la Camera ha approvato la
proposta di legge costituzionale che arricchisce due articoli della Carta, il 9
ed il 41. «La Repubblica – recita il nuovo articolo 9 - promuove lo sviluppo
della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il
patrimonio storico e artistico della Nazione. TUTELA L’AMBIENTE, LA
BIODIVERSITÀ E GLI ECOSISTEMI, ANCHE NELL’INTERESSE DELLE FUTURE GENERAZIONI.
LA LEGGE DELLO STATO DISCIPLINA I MODI E LE FORME DI TUTELA DEGLI ANIMALI». Non
ci sarà questa volta il passaggio alle urne perché la Camera ha approvato con
la maggioranza dei due terzi.
Il convegno, curato dal
professore Nebbia, bolognese di nascita e barese di adozione, fu organizzato
dalla Federazione delle Associazioni Scientifiche e Tecniche e dall’ente
Autonomo della Fiera di Milano: parteciparono quasi un centinaio di relatori,
tra professori universitari, scienziati, politici, imprenditori, e cittadini
facenti parte di associazioni ambientaliste, provenienti da tutta Italia ed
Europa.
Gli atti, stampati dalla casa
editrice Tamburini editore nel 1971, furono poi raccolti in un manuale di 326
pagine con contributi in italiano e in inglese, un anno prima che fosse
organizzata dalle Nazioni Unite la Conferenza di Stoccolma sull’Ambiente Umano
nel 1972, ed ebbero l'alto patrocinio del Consiglio d'Europa e del Ministro per
il coordinamento della ricerca scientifica e tecnologica dello Stato italiano. Questo
prezioso libro è ora conservato a Bari, presso la Biblioteca ex Dipartimento di
Scienze geografiche e merceologiche, nella sezione di Merceologia della facoltà
di Economia.
Il convegno aveva l’obiettivo di far
conoscere un termine, quello di “ambiente” appunto, il cui significato non
fosse solo quello di un semplice e indefinito spazio che circonda una cosa o
una persona, ma ciò che “con maggiore completezza” i francesi intendevano –
come scriveva appunto Nebbia - quando usavano la parola “milieu” o gli
inglesi con la parola “enviroment”. L’accezione della parola italiana “ambiente”,
dunque per il professore Nebbia, doveva essere associata all’esistenza di una
“crisi ecologica” causata dai sempre più numerosi effetti generati dalle
attività umane. L’uomo perciò, anziché ignorarli, avrebbe dovuto governare quei
“mali” che si formano in modo residuale assieme alla produzione dei “beni” con
lo sfruttamento delle risorse naturali – acqua, aria, mare, foreste, animali,
etc.
Il termine “ambiente”, per il prof. Nebbia , infine doveva essere accostato ad un altro che iniziava ad andare di moda nei primi anni 70, ossia quello di “ecologia”, ma che nell’accezione moderna doveva essere intesa come “ecologia globale” , “come lo studio dei rapporti tra gli uomini e tutta la biosfera”, nonché come una “nuova scienza sovversiva rispetto al nostro modo di pensare”.
I giovani di Berkeley – scriveva Nebbia nel suo intervento - quelli della “Università libera”, organizzavano i “contro-corsi di ecologia come reazione alla mancanza di un adeguato insegnamento ecologico” e che trovarono poi una sponda inaspettata anche “nel principe Alberto di Liegi, che alla Conferenza di Strasburgo” nel febbraio del 1970, invitava tutti a fare “causa comune con i giovani che respingevano le strutture economiche create 150 anni prima”. I contro-corsi di Ecologia arriveranno a Bari nel 1977 e saranno organizzati nell’Ateneo occupato dagli studenti fuori sede: ovviamente con la solidarietà e partecipazione dello stesso prof. Nebbia, così come ha ricordato con una sua testimonianza il docente, scrittore e fondatore della rivista “Gaia” Michele Boato.
L’ecologia, sarà infine poi descritta
nella sua accezione moderna e non più relegata al solo mondo della biologia,
per la prima volta in modo esauriente da Laura Conti, una delle prime donne
ecologiste e prima presidente di Legambiente, in un libro “Che cos'è
l'ecologia. Capitale, lavoro e ambiente - Ed. Mazzotta, Milano, 1977”
Sempre in questa sede, il prof.
Nebbia fece due proposte degne di nota per il dibattito culturale. In primis consigliò
di usare l’espressione “società dei rifiuti” al posto della meno
corretta “società dei consumi”. La sua critica era tesa non tanto a sovvertire
la “società capitalistica”, quanto piuttosto a descrivere come questo processo
di “degradazione irreversibile della natura, ubbidendo alle leggi della
termodinamica”, avrebbe prodotto irrimediabilmente “una quantità sempre
crescente di rifiuti” tanto da impedire “la sopravvivenza dell’uomo”.
In secondo luogo, aveva proposto
di seguire l’esempio positivo della Polonia. L’Italia avrebbe dovuto creare una
amministrazione unica centrale delle risorse naturali – appunto il Ministero
delle risorse naturali, dell’ambiente e della natura - al fine di poter
dare vita a un ente pubblico nazionale dell’Acqua, per coordinare l’uso delle
risorse idriche. In Italia, però, il primo Ministro senza portafoglio per
l'ecologia sarà nominato solo nel 1983 e la prima struttura ministeriale
arriverà solo sedici anni più tardi, nel 1986 con la legge n. 349.