Medio Oriente, la rivoluzione
parte dai capelli (delle donne)
di Giuseppe Miccoli
di Giuseppe Miccoli
“Io
senza capelli sono una pagina senza quadretti un profumo senza bottiglia una
porta chiusa senza la maniglia biglia senza pista un pescatore sprovvisto della
sua migliore esca Don Giovanni senza una tresca io senza te uno scettro senza
re” cantava un giovanissimo Niccolò Fabi
nel 1997 a Sanremo. Così deve essersi sentita (senza capelli) la bellissima
modella Nasin Nahali, moglie del
calciatore Mohsen Forouzan, portiere della nazionale dell'Iran e del
Khouneh-be-Khounehed, costretta per una vita a dover indossare in pubblico l'hijab,
il velo che copre parzialmente la testa delle donne. Ma un desiderio
di vanità o qualcosa di più profondo deve essere scattato nei coniugi tanto da
mettersi in pericolo.
Qualche anno prima, il precedente
portiere della nazionale Sosha Makani, era stato arrestato il 4 gennaio 2015 per
alcune immagini postate su instagram, che lo ritraevano abbracciato a due
ragazze senza il velo. Così come riportato dai media italiani, “avrebbe violato
l'articolo 17 della legge iraniana sui crimini informatici rischiando dai 90
giorni ai due anni di prigione. Il resto della storia s’è lè vista il suo
avvocato, sostenendo che i profili social di Makani sono stati hackerati e che
quindi lui non era responsabile dell'azione illegale.
Nonostante il noto precedente, qualcosa ha
spinto i due coniugi, ad andare oltre la legge islamica e a postare su
instagram una casta fotografia dei due attorno un mazzo di fiori. Sarà stata la
fotografia del marito, che campeggia sulla propria pagina di Instagram, seguito
da circa 261.000 follower, mentre si tocca la sua impeccabile chioma? O la voglia di vivere in un modo senza costrizioni o la
semplice vanità?
L’islamica commissione
morale della Federcalcio iraniana non si è fatta attendere, però ha sanzionato soltanto
lui, in modo molto sottile e subdolo. Anche se non è partito l'ordine di arresto, tuttavia il noto calciatore si è è
beccato una squalifica: Mohsen Forouzan, è stato sospeso per tre
mesi da qualsiasi attività sportiva a causa della "depravazione"
della moglie Nasin Nahali, la quale è comparsa sul web "senza osservare
codici e moralità islamici", e il cui comportamento "avrebbe danneggiato
l'immagine del calcio e della Federcalcio iraniana". Il messaggio dal
potente rigurgito maschilista è nascosto, ma è molto chiaro: il marito ha
sbagliato a non tenere a bada la “depravazione” della moglie.
Il calciatore ha annunciato che farà appello contro la decisione e ha ringraziato tutti coloro che in queste ore gli stanno dimostrando affetto e vicinanza ma la fotografia incriminata dei due coniugi è scomparsa dal profilo Instagram del calciatore.
Perchè i capelli fanno paura? Sono il simbolo di una perdita di controllo di potere? Dal punto di vista mediatico il messaggio che noi percepiamo e che arriva alle altre civiltà diverse da quelle musulmane è chiaro: togliere
il velo è un potentissimo atto di disobbedienza alla schiavitù e alla
sottomissione del potere religioso/maschile.
I capelli senza il velo sono il
simbolo della disobbedienza. I capelli liberi, lunghi o raccolti con delle trecce, sono
il simbolo della resistenza, dell'esercito femminile, delle donne curde
siriane, donne arruolate che combattono contro il terrore fondamentalista
islamico. Non è l'unico esercito femminile in area nord siriana: oltre all'esercito
Ypg, organizzazione creata per garantire l’autonomia del Kurdistan siriano sia
di fronte al regime di Assad che ai tagliagole del Daesh (Isis per noi
italiani) ci sono ache le guerriere peshmerga, truppe formate da sole donne e
che sono agli ordini dell’esercito. L'elemento comune che le contraddistingue solo
i capelli, i loro sorrisi e la voglia di vivere libere senza costrizioni.

