sabato 3 giugno 2017

Medio Oriente, la rivoluzione parte dai capelli (delle donne)


Medio Oriente, la rivoluzione parte dai capelli (delle donne) 
di Giuseppe Miccoli
Io senza capelli sono una pagina senza quadretti un profumo senza bottiglia una porta chiusa senza la maniglia biglia senza pista un pescatore sprovvisto della sua migliore esca Don Giovanni senza una tresca io senza te uno scettro senza re” cantava un giovanissimo Niccolò Fabi  nel 1997 a Sanremo. Così deve essersi sentita (senza capelli) la bellissima modella Nasin Nahali, moglie del calciatore Mohsen Forouzan, portiere della nazionale dell'Iran e del Khouneh-be-Khounehed, costretta per una vita a dover indossare in pubblico l'hijab, il velo che copre parzialmente la testa delle donne. Ma un desiderio di vanità o qualcosa di più profondo deve essere scattato nei coniugi tanto da mettersi in pericolo.


Qualche anno prima, il precedente portiere della nazionale Sosha Makani, era stato arrestato il 4 gennaio 2015 per alcune immagini postate su instagram, che lo ritraevano abbracciato a due ragazze senza il velo. Così come riportato dai media italiani, “avrebbe violato l'articolo 17 della legge iraniana sui crimini informatici rischiando dai 90 giorni ai due anni di prigione. Il resto della storia s’è lè vista il suo avvocato, sostenendo che i profili social di Makani sono stati hackerati e che quindi lui non era responsabile dell'azione illegale.

Nonostante il noto precedente, qualcosa ha spinto i due coniugi, ad andare oltre la legge islamica e a postare su instagram una casta fotografia dei due attorno un mazzo di fiori. Sarà stata la fotografia del marito, che campeggia sulla propria pagina di Instagram, seguito da circa 261.000 follower, mentre si tocca la sua impeccabile chioma? O la voglia di vivere in un modo senza costrizioni o la semplice vanità?  
L’islamica commissione morale della Federcalcio iraniana non si è fatta attendere, però ha sanzionato soltanto lui, in modo molto sottile e subdolo. Anche se non è partito l'ordine di arresto, tuttavia il noto calciatore si è è beccato una squalifica: Mohsen Forouzan, è stato sospeso per tre mesi da qualsiasi attività sportiva a causa della "depravazione" della moglie Nasin Nahali, la quale è comparsa sul web "senza osservare codici e moralità islamici", e il cui comportamento "avrebbe danneggiato l'immagine del calcio e della Federcalcio iraniana". Il messaggio dal potente rigurgito maschilista è nascosto, ma è molto chiaro: il marito ha sbagliato a non tenere a bada la “depravazione” della moglie.
Il calciatore ha annunciato che farà appello contro la decisione e ha ringraziato tutti coloro che in queste ore gli stanno dimostrando affetto e vicinanza ma la fotografia incriminata dei due coniugi è scomparsa dal profilo Instagram del calciatore.

Perchè i capelli fanno paura? Sono il simbolo di una perdita di controllo di potere? Dal punto di vista mediatico il messaggio che noi percepiamo e che arriva alle altre civiltà diverse da quelle musulmane è chiaro: togliere il velo è un potentissimo atto di disobbedienza alla schiavitù e alla sottomissione del potere religioso/maschile.
I capelli senza il velo sono il simbolo della disobbedienza. I capelli liberi, lunghi o raccolti con delle trecce, sono il simbolo della resistenza, dell'esercito femminile, delle donne curde siriane, donne arruolate che combattono contro il terrore fondamentalista islamico. Non è l'unico esercito femminile in area nord siriana: oltre all'esercito Ypg, organizzazione creata per garantire l’autonomia del Kurdistan siriano sia di fronte al regime di Assad che ai tagliagole del Daesh (Isis per noi italiani) ci sono ache le guerriere peshmerga, truppe formate da sole donne e che sono agli ordini dell’esercito. L'elemento comune che le contraddistingue solo i capelli, i loro sorrisi e la voglia di vivere libere senza costrizioni.