domenica 4 novembre 2012

Bari: Tarsu, ecotassa e raccolta dell’organico. Il punto della situazione - ECO dalle CITTA'

Il 5 settembre 2012 il Comune di Bari ha presentato alla stampa la nuova “rimodulazione” della Tarsu. Si tratta, nei fatti, di un aumento del 30% per adempiere a un dovere di copertura dei costi imposto dal decreto Monti (art. 117 del dlgs n. 267/2000, cfr. anche normativa istitutiva della TARES): “Negli anni scorsi – si legge in una nota tecnica dell’Amiu del 4 ottobre – il saldo per la copertura del servizio (che risulta da 4 anni bloccato al valore del 2009) veniva assicurato dal Comune grazie a fondi di altra provenienza, anche statali”. Senza questi trasferimenti, dunque, è ora il Comune che deve farsi carico di tutte le spese di gestione dell’Amiu, i cui costi di servizio sono aumentati da 52,5 milioni del 2007 a 63 milioni del 2012 (iva inclusa). Di qui l’esigenza del Comune di aumentare la copertura dei costi, dal 61% del 2007, al 74% del 2010, fino al 90% del 2012. 

Le cause principali di tale incremento sono individuate proprio dal sindaco Michele Emiliano in un comunicato diffuso tramite Facebook, e cioè “l’incremento dell’ 1% dell’IVA, l'aumento di circa il 50% del gasolio da trazione e l’impennata dei costi dell'energia”, a cui devono aggiungersi – si legge nella delibera comunale “Tarsu anno 2012” – "i maggiori costi connessi all’estensione della raccolta differenziata nei vari quartieri cittadini, e, ancora, l’aggravio determinato dall’aumento dell’ecotassa deliberato dalla Regione nel mese di dicembre 2011. Quest’ultimo, infatti, comporta per Bari - in base alle attuali risultanze della raccolta differenziata - un incremento da € 7,5 a ben € 25,82 per ogni tonnellata conferita in discarica".

Puglia, raccolta dell’umido: a settembre 21 comuni fanno meglio di Bari - ECO dalle CITTA'

I problemi sollevati dall’Amiu relativamente alle soglie di impurità della frazione umida non coinvolgono, secondo i dati, gli altri 24 comuni che conferiscono presso l’impianto di compostaggio di Modugno. Le soglie di impurità al 3% nel mese di settembre non hanno fermato, ad esempio, il comune di Andria che ha portato alla Tersan di Modugno all’incirca 878 tonnellate di organico, con soglie vicine al 2% di impurità, a fronte delle sole 80 tonnellate raccolte nel comune di Bari (di cui 4,7 nel punto ecologico del quartiere Poggiofranco-San Pasquale). Fa meglio di Bari anche la città di Brindisi (con 327 tonnellate), Rutigliano (222), Molfetta (222), Canosa di Puglia (214), Mola di Bari (204), Fasano (193,5), Ceglie Messapica (121), Barletta (119), Francavilla Fontana (105). In molti di questi centri si effettua il porta a porta di tipo domiciliare. 

Eppure, secondo l’Amiu, la raccolta dell’organico nel Comune di Bari, che potrebbe garantire il raggiungimento in tempi brevi di almeno il 40-45% di raccolta differenziata, è resa impossibile dalle forti restrizioni indicate dall’impianto di compostaggio Tersan di Modugno. Questo è quello che emerge dalla nota tecnica inviata dall’Amiu di Bari all’impianto di compostaggio. “L’umido e il rifiuto verde raccolto deve avere delle soglie di impurità non superiori al 3%, mentre la legge regionale - fa notare Amiu - indica una media annuale del 7% a fini di premialità per l’ecotassa”. Inoltre sono pesantissime, per l’Amiu di Bari, le penali inflitte ai comuni, fino a 300 euro per ogni carico respinto. “Si può ben comprendere – si legge nella nota tecnica dell’Amiu – quindi, come a fronte del rischio di pagare € 300 per ciascun conferimento respinto con impurità superiore alla soglia del 3% (cui bisogna aggiungere i costi di trasporto A/R dall’impianto) Amiu Spa (come qualsiasi altro soggetto pubblico che deve evitare spese inutili a carico dei cittadini) ritenga prudenzialmente di avviare i carichi incerti al trattamento di biostabilizzazione come indifferenziato”. 

Dura la risposta dell’impianto Tersan. “Si tratta – si legge nella nota tecnica di risposta – solo di mancata volontà a promuovere una seria raccolta differenziata”. La Tersan chiarisce che le analisi merceologiche non vengono effettuate facendo “una rapida ispezione visiva, ma sono il risultato di una caratterizzazione accurata svolta in presenza di un chimico e di un responsabile Amiu”, i quali, alla luce dei risultati ottenuti verbalizzano le proprie opinioni. 

mercoledì 5 settembre 2012

Bari, raccolta differenziata al 20% e aumenta la Tarsu - ECO dalle CITTA'


Bari, raccolta differenziata al 20% e aumenta la Tarsu




Mentre a Milano parte la raccolta dell’umido, il Comune di Bari aumenta la tassa sui rifiuti, causa il mancato raggiungimento degli obiettivi di raccolta differenziata stabiliti dall’ecotassa regionale, nonché la necessità di ottemperare all’obbligo di copertura dei costi imposto dal decreto Monti. RD al 20%: il rimpallo delle responsabilità. Sono i baresi a essere sporchi o, piuttosto, sono i negozianti a non fare differenziare? Risparmiare si può?

di Giuseppe Miccoli
mercoledì 05 settembre 2012 11:49

Bari, raccolta differenziata al 20% e aumenta la Tarsu 
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Mentre a Milano in queste ore è partita la distribuzione della minipattumiera aerata da riporre sotto il lavello e dei bidoni carrelati per la raccolta dell’umido, così da estendere, secondo una precisa programmazione, la raccolta dell’organico in tutta la città entro il 2014 e aumentare di oltre 10 punti la percentuale di raccolta differenziata (dall’attuale 33% al 43%), a Bari, nelle stesse ore, l’amministrazione comunale, nella conferenza stampa del 3 settembre, ha dovuto evidenziare il mancato raggiungimento degli obiettivi di raccolta differenziata (la media semestrale nel 2012 è pari al 20% circa) e il conseguente relativo aumento della tassa comunale. A Milano il costo della Tarsu è pari a 2,28 € al mq mentre a Bari è aumentato a 2,73 € al mq.

Ma a cosa sono dovuti gli aumenti della Tarsu, difficili da digerire soprattutto per tutti quei cittadini virtuosi, che con i loro sforzi consentono alla città una raccolta annuale di40.000 tonnellate di frazioni riciclabili, e relativi introiti Conai?
In primo luogo, sia l’Amiu che l’amministrazione concordano sul fatto che l’aumento è dovuto alla rimodulazione dell’ecotassa regionale. Dal gennaio 2013 la nuova ecotassa, ancorata al raggiungimento di standard qualitativi e quantitativi (ossia raccolte di qualità monomateriali e percentuali di raccolta differenziata superiori al 40%), obbligherà l’amministrazione barese a versare 25,82€ (in luogo dei precedenti 7,50€) per ogni tonnellata di indifferenziato conferita in discarica. Secondo il sito Rifiuti e Bonifiche della regione Puglia, che raccoglie le dichiarazioni di tutti i gestori dei rifiuti, delle 16.000 tonnellate mensili di RSU mediamente prodotte a Bari, oltre 13.000 tonnellate di indifferenziato finiscono in discarica. Un vero e proprio salasso economico, dunque, che si somma allo spreco dei materiali riciclabili che finiscono in discarica, materiali che renderebbero entrate positive con gli introiti del Conai.
In secondo luogo, gli adeguamenti tariffari che il decreto Monti impone hanno obbligato l’amministrazione barese alla piena copertura e sostenibilità dei costi dei servizi che l’Amiu deve erogare. La copertura è passata dal 61% del 2007, al 74% del 2010, al 90% del 2012, mentre il costo del servizio è aumentato, iva inclusa, da 52,5 milioni del 2007 ai 60,5 milioni del 2012, così come riportato nelle tabelle Amiu.

Raccolta differenziata al 20%. Il rimpallo delle responsabilità. Secondo le dichiarazioni rilasciate in conferenza stampa dall’amministrazione barese e dall’Amiu, la responsabilità delle deludenti perfomance della raccolta differenziata è da ascrivere alla mancata chiusura del ciclo (dunque alla Regione Puglia, ndr), che non procura al comune gli impianti pubblici. In particolare l’Amiu del comune di Bari ha dichiarato che fino a quando non sarà approvato e finanziato il progetto concernente l’impianto di digestione anaerobica atto a ricevere la frazione umida e finalizzato alla produzione e combustione di biogas, non sarà conveniente procedere alla raccolta differenziata dell’umido.
In effetti non esistono tutt’oggi in Puglia impianti di compostaggio pubblici, ma è tuttavia presente nelle vicinanze, a Modugnouno dei più grandi impianti privati di compostaggio del sud Italia, che riceve la frazione organica da molti comuni della Puglia, quasi tutti della provincia di Bari e di Brindisi. L’impianto, tra l’altro, punta non sulla produzione di biogas a partire da frazione umida di qualità bassa, bensì sulla produzione di“compost di qualità” (dunque a partire da frazione di umida di elevata purezza), da utilizzare in agricoltura. Perché il comune di Bari non può utilizzare tale impianto per il conferimento della propria frazione dell’umido e ridurre dunque i costi del trattamento dell’indifferenziato?

Sono i baresi a essere sporchi o, piuttosto, sono le utenze commerciali a non fare la raccolta differenziata?
Durante la conferenza stampa, inoltre, L’Amiu ha mostrato numerose fotografie allo scopo di denunciare la sporcizia e le cattive abitudini dei baresi. Quello che è emerso, tuttavia, è che la quasi totalità dei rifiuti visibili in fotografia provengono da utenze non domestiche, ossia dagli esercizi commerciali, tra l’altro i principali evasori della tassa, secondo l’amministrazione (si ipotizza che oltre 12 mila utenze commerciali non siano iscritte al ruolo Tarsu, e si attendono imminenti i controlli della guardia di finanza).
Determinante a questo punto è la mancanza di una raccolta differenziata efficace e specifica per le utenze commerciali, origine della maggior parte dei rifiuti che si riversano in strada e la continua non applicazione delle ordinanze sindacali. Gli imballaggi di cartone, quando non sono buttati nei cassonetti dell’indifferenziato, sono addossati, non ripiegati e senza alcun criterio, ai bordi delle strade; il volantinaggio, abusivo, prolifera, e sporca inevitabilmente le strade; i contenitori di cibo e bevande (plastiche e lattine) sono abbandonati costantemente nei luoghi di passeggio. Nel quartiere di Bari Vecchia si è dovuto registrare il fallimento di Igenio, l’isola ecologica mobile, utilizzato da sole 9 utenze non domestiche, mentre le altre continuano ad utilizzare il cassonetto, nella totale mancanza di controlli da parte dei vigili urbani, nonostante la continua non applicazione delle ordinanze sindacali.

I servizi di igiene e spazzamento delle strade. In queste settimane molti giornali e la stessa Amiu hanno denunciato il peggioramento delle condizioni di igiene e decoro della città(si è riscontrato, in particolare, il mancato lavaggio dei marciapiedi tramite le idropulitrici manuali, che in genere affiancano quelle automatizzate, e il mancato lavaggio dei cassonetti nelle ore immediatamente successive allo svuotamento, perché gli orari di conferimento non sono rispettati). L’ Amiu ha dichiarato l’impossibilità di contenere alcune cattive abitudini, come l’abbandono di bottiglie di vetro sul lungomare della città e nelle piazze del murattiano e del centro storico. Nonostante il fatto che un’ordinanza sindacale avesse da tempo vietato la vendita delle bottiglie di vetro oltre un determinato orario.

Risparmiare si può? Quali sono le proposte? 
Nel seminario “Bari, una città che fa la differenza” del 17 giugno scorso, sono state offerte delle soluzioni tecniche per raggiungere gli obiettivi di raccolta differenziata. In primo luogo l’introduzione di un programma di prevenzione e riduzione dei rifiuti, poi l’attivazione di un crono-programma relativo alla raccolta differenziata domiciliare in tutti i quartieri e, fondamentale, la partecipazione attiva dei vigili urbani. Quello dei rifiuti è un problema politico e sociale: controlli e sanzioni, da una parte, possono arginare i fenomeni più deleteri, mentre, dall’altra, l’introduzione di un sistema di premialità per i cittadini ligi spingerebbe al rispetto delle regole ed incentiverebbe i comportamenti virtuosi (come l’attività di compostaggio domestico o da balcone).
In chiusura di conferenza stampa l’amministrazione ha invitato tutti i cittadini a produrre critiche e/o formulare proposte per efficientare il sistema “Amiu-Bari”, al fine di centrare gli obiettivi di legge. Tra le proposte più significative quella, del Conai, di effettuare raccolte mono-materiale, più pulite delle raccolte “multi-materiale”, perché consentono obiettivi di qualità e introiti comunali più remunerativi. È ciò che si sta applicando nell’Ato Lecce 2, Aro 4 (Corigliano d’Otranto, Carpignano salentino, Castrignnao dei greci, Melpignano, Martano, etc.), poiché le raccolte mono-materiale sono tre o quattro volte meno costose. Lo stesso comune di Lecce, ancora, ha vinto nel 2011 e nel 2012 il premio “Blue Award” e il “Green award” per la raccolta del vetro bianco e del vetro verde.

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Tarsu, caccia ai negozianti evasori in 12mila non hanno pagato - bari.repubblica.it del 4 settembre 2012

Tarsu, Giannini risponde alle polemiche: "Aumenti inevitabili" - da Baritoday.it del 3 settembre 2012

Tarsu alle stelle, Giannini difende Emiliano - go-bari.it del 3 settembre 2012




Corrispettivi Comune di Bari 2001-2012 percepiti dall'Amiu [0,06 MB]
Corrispettivi Comune di Bari 2001-2012 percepiti dall'Amiu




Notizie correlate





giovedì 26 luglio 2012

Chiude l'Ilva di Taranto: gli aggiornamenti e i commenti alla notizia - ECO dalle CITTA'

Chiude l'Ilva di Taranto: gli aggiornamenti e i commenti alla notizia - ECO dalle CITTA'

La procura di Taranto ha ordinato il 26 luglio 2012 il sequestro di parte dell'acciaieria. Disposti inoltre gli arresti per reato di disastro ambientale per otto imputati, tra dirigenti ed ex della società, tra cui l'ex presidente del Consiglio di Amministrazione dell'Ilva Nicola Riva, figlio del proprietario Emilio.

mercoledì 20 giugno 2012

Lecce tra le prime tre città italiane nella raccolta del vetro - ECO dalle CITTA'

Lecce tra le prime tre città italiane nella raccolta del vetro - ECO dalle CITTA'

Ammazzare il tempo 

di Eugenio Montale
(da Auto da Fé. Cronache in due tempi. Il Saggiatore, Milano 1966)

Il problema più grave del nostro tempo non è tra quelli che si vedono denunziati a carattere di scatola nelle prime pagine dei giornali; e non ha nulla in comune, per esempio, con il futuro status di Berlino o con l’eventualità di una guerra atomica distruggitrice di una metà del mondo. Problemi simili sono d’ordine storico e prima o poi giungono a una soluzione, sia pure con risultati spaventosi. Nessuna guerra impedirà l’umanità futura di vantare ulteriori magnifiche sorti nel quadro di una sempre più perfetta ed ecumenica civiltà industriale. Un mondo semi distrutto che risorgesse domani dalle ceneri, in pochi decenni assumerebbe un volto non troppo diverso dal nostro mondo d’oggi. Anzi, virgola oggi è lo spirito di conservazione che rallenta il progresso.
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Qual’ora non ci fosse più nulla da conservare il progresso tecnico si farebbe molto più veloce. Anche l’uccisione su larga scala di uomini e di cose può rappresentare, a lunga scadenza, un buon investimento del capitale umano. Fin qui si resta nella storia. Ma c’è un’uccisione, quella del tempo, che non sembra possa dare frutto. Ammazzare il tempo è il problema sempre più preoccupante che si presenta all’uomo d’oggi di domani.
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Non penso all’automazione, che ridurrà sempre più le ore dedicate al lavoro. Può darsi che quando la settimana lavorativa sarà scesa da cinque a quattro o a tre si finisca per dare il bando alle macchine attualmente impiegate per sostituire l’uomo. Può darsi che allora si inventino nuovi tipi di lavoro inutile per non lasciare sul lastrico milioni o miliardi di disoccupati; ma si tratterà pur sempre di un lavoro che lascerà un ampio margine di ore libere, di ore in cui non si potrà eludere lo spettro del tempo. Perchè si lavora? Certo per produrre cose e servizi utili alla società umana, ma anche e sopratutto, per accrescere i bisogni dell’uomo, cioè per ridurre al minimo le ore in cui è più facile che si presenti a noi questo odiato fantasma del tempo. Accrescendo i bisogni inutili si tiene l’uomo occupato anche quando egli suppone di essere libero.
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“Passare il tempo" dinanzi al video o assistendo a una partita di calcio non è veramente un ozio, è uno svago, ossia un modo di divagare dal pericoloso mostro, di allontanarsene. Ammazzare il tempo non si può senza riempirlo di occupazioni che colmino quel vuoto e poiché pochi sono gli uomini capaci di guardare con fermo ciglio in quel vuoto, ecco la necessità sociale di fare qualcosa, anche se questo qualcosa serve appena ad anestetizzare la vaga apprensione che quel vuoto si ripresenti in noi.
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1. Comprensione del testo: riassumi testi e argomenti principali del testo
2. Analisi del testo:
2.1 – Quali sono i problemi risolvibili secondo Montale?
2.2 – Spiega il significato che Montale attribuisce all’espressione “Ammazzare il tempo”
2.3 – Perché si accrescono i “bisogni inutili” e si inventeranno “nuovi tipi di lavoro inutile”?
2.4 – Noti nel testo la presenza dell’ironia? Argomenta la tua risposta.
2.5 – Esponi le tue osservazioni in un commento personale di sufficiente ampiezza
3. Interpretazione complessiva ed approfondimenti: sulla base dell’analisi condotta , ricerca la visione del mondo espressa nel testo e approfondisci la ricerca con opportuni collegamenti ad altri testi di Montale. Alternativamente, soffermati sul grado di attualità / inattualità dei ragionamenti di Montale sul lavoro e sul tempo.

lunedì 18 giugno 2012

Bari, presentazione del libro "#salvaiciclisti: la bicicletta è politica" - ECO dalle CITTA'

Bari, presentazione del libro "#salvaiciclisti: la bicicletta è politica" - ECO dalle CITTA'

Bari, il punto sulla gestione dei rifiuti: una città che fa la differenza? - ECO dalle CITTA'

Bari, il punto sulla gestione dei rifiuti: una città che fa la differenza? - ECO dalle CITTA'


E’ possibile raggiungere gli obiettivi di raccolta differenziata nella grandi città, e a Bari quando avverrà? Le amministrazioni pubbliche cosa devono evitare? Qual è la strategia dell’azienda municipalizzata di Bari nel breve termine? Ne hanno discusso il 12 giugno a Bari in un seminario Raphaël Rossi, Lorenzo Nicastro, Maria Maugeri, Gianfranco Grandaliano, Francesco Longo, Paolo Pucci, Pierluigi Introna

di Giuseppe Miccoli
domenica 17 giugno 2012 19:50

Bari, il punto sulla gestione dei rifiuti: una città che fa la differenza? 
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“Raggiungere l’obiettivo di legge del 65% di raccolta differenziata nelle grandi città - ha dichiarato Raphaël Rossi, professionista specializzato nella progettazione di sistemi per la raccolta differenziata con esperienze nelle aziende municipali Amiat di Torino e Asìa di Napoli - è ormai possibile. Nei piccoli centri per di più si hanno esperienze dell’80%. Alcuni esempi positivi, ci sono anche in Puglia, dalla Capitanata al Salento”.
“Con il divieto di conferimento diretto in discarica dei rifiuti tal quale - ha spiegato Rossi – e con il relativo obbligo di pretrattamento dei rifiuti urbani, da un punto di vista economico è diventato conveniente fare ricorso alle modalità di raccolta differenziata, in particolare al porta a porta”.
Riguardo alle esperienze positive e ai progressi di alcune città metropolitane, Raphaël Rossi ha ricordato l’esempio dell’amministrazione di Torino, la quale nel giro di 6 anni è passata dal 23% al 43% di raccolta differenziata. Esperienze valide ci sono anche per le regioni, ilVeneto ad esempio nel 2010 ha raggiunto il 58,3% di RD. Equivalente a circa un milione e mezzo di tonnellate di materiale post consumo differenziato, [la produzione totale dei rifiuti pugliesi è pari a poco più di 2 milioni di tonnellate, ndr].
Ma quali sono le azioni che le amministrazioni pubbliche devono evitare? Per Raphael Rossi, tra le modalità di gestione controproducenti ha menzionato il facile ricorso a soluzioni intermedie (raccolta differenziata cosiddetta di “prossimità” con bidoncini e cassonetti comunque permanenti in strada) che in generale “determinano più che altro l’aumento dei costi e non della percentuale di raccolta differenziata”. Infine, riguardo aNapoli (oggi al 26% di RD, con 300.000 abitanti serviti dal porta a porta) e al suo periodo di crisi, Rossi ha dichiarato che “questa esperienza deve servire da monito a tutti quei comuni che non fanno della programmazione di lungo periodo il perno delle loro decisioni”.


Per il comune di Bari, è intervenuta l’assessore all’ambiente Maria Maugeri che ha descritto i risultati positivi dell’amministrazione barese e dell’Amiu. “Negli ultimi sette anni la città è passata dal 9 al 23% di RD. Un risultato importante – ha detto Maugeri - se si considera il punto di partenza. C’è sempre bisogno di far memoria e sette anni fa l’Amiu era allo sfascio, mentre oggi non solo sono stati risanati i conti dell’ente pubblico, ma c’è un avanzo d 138 milioni di euro”. Avanzo derivato per la maggior parte dalle entrate del trattamento dei rifiuti urbani indifferenziati di Bari e provincia.
Riguardo ai sistemi di raccolta Porta a Porta e sui risultati positivi conseguiti dall’amministrazione barese, Maugeri ha ricordato, una fase fondamentale per la storia dell’Amiu: il passaggio al porta a porta del quartiere a sud di Bari, Japigia (67.000 abitanti circa), che ha raggiunto sin da subito il 65% di RD, oggi però quelle percentuali sono scese al 50% circa.

Le ragioni del calo, sono state descritte in un video da Eco dalle città e, poi successivamente affrontate in un intervista con il presidente dell'Amiu Gianfranco Grandaliano. In poche parole, la raccolta porta a porta di Japigia nel tempo è stata declassata a raccolta differenziata di “prossimità” a causa di tre fattori negativi e interdipendenti: la mancanza di pulizia e lavaggio dei bidoncini da parte dell’Amiu che ha determinato cattivi odori; il conseguente comportamento sbagliato dei residenti di Japigia che hanno posizionato i bidoncini in strada fuori dalle pertinenze condominiali, infine l’assenza di controllo (nonché di sanzioni) da parte della polizia municipale (che ha la sede principale proprio in quel quartiere).
Il declassamento della raccolta ha inoltre comportato un peggioramento della qualità delle frazioni raccolte. L’umido raccolto, ad esempio, non sempre viene accettato dall’impianto di compostaggio di Modugno, poiché supera le percentuali di impurità (che variano in genere dal 3% al 15-20%).
Ma qual è dunque la strategia Amiu nel prossimo futuro?
Riguardo alla frazione umida, l’Amiu è intenzionata a a realizzare un proprio impianto di compostaggio in modo da poter gestire “internamente” la qualità delle frazioni raccolte, senza fare ricorso a altri impianti.
Grandaliano ha annunciato che è stato “realizzato uno studio di fattibilità per un impianto di compostaggio volto alla produzione di biogas”.
Inoltre piuttosto che puntare sui sistemi di raccolta Porta a porta, l’Amiu entro fine luglio partirà con una raccolta differenziata “di prossimità” in tre quartieri di Bari: Santa Rita, zona industriale Asi e il San Paolo, allo scopo di raggiungere entro agosto almeno il 40% di RD e contenere gli oneri dell'ecotassa: nell'anno che verrà, il comune di Bari potrebbe pagare all'incirca 3,5 milioni di euro di ecotassa gravando ulteriormente sulla Tarsu.


Laconico l’intervento dell’assessore regionale all’Ambiente Lorenzo Nicastro, il quale, avendo ben presente la situazione di tutti i 258 comuni pugliesi, ha sentito il dovere di dire che “tra quelli che fanno la differenza oggi, non c’è sicuramente Bari”. L’assessore ha comunque auspicato che il capoluogo pugliese possa raggiungere i buoni risultati della città di Bergamo, ad esempio, dove tuttavia le alte percentuali le fanno gli imprenditori: “dal riciclo delle plastiche raccolte si realizzano le vaschette di frutta e verdura inviate in tutti gli ipermercati del mondo”. Infine poi ha ricordato che la Regione Puglia sin dal 2010 ha messo a disposizione delle amministrazioni comunali, 38 milioni di euro per la progettazione e pianificazione dei sistemi di raccolta differenziata comunale. Soldi non ancora del tutto utilizzati dai comuni. I progetti comunali che devono essere redatti - ha spiegato Nicastro - hanno l’unico vincolo di essere sottoposti a un nucleo di valutazione regionale al fine di controllare come vengono impiegati tali finanziamenti". Evitando ad esempio la creazione di punti ecologici computerizzati o isole ecologiche interrate ormai rottami in quasi tutte le città della Puglia.]


Francesco Longo, il Direttore del Servizio Politiche ambientali del comune diConversano, ricordando le azioni di riduzione e riutilizzo, primarie e prevalenti sulle altre, stabilite dalla direttiva europea del 2008, ha consigliato all’amministrazione comunale barese e all’Amiu di Bari di redigere un Piano di prevenzione e riduzione dei rifiuti. Sul versante invece della raccolta differenziata Longo ha invitato l’Amiu riorganizzare le proprie risorse interne: “Occorre diminuire i costi di igiene e spazzamento e indirizzare parte dei propri 800 operai nella raccolta, in modo da determinare da un lato l’incremento delle percentuali di raccolta differenziata e dall’altro i risparmi sul fronte ecotassa”.
“Il comune di Bari, inoltre, - ha concluso Longo riprendendo le conclusioni di Rossi - dovrebbe organizzare nel prossimo futuro, la redazione di un crono-programma che possa rispondere ad esempio a questa domanda: quando partirà la raccolta differenziata porta a porta nel centro di Bari?”


Riguardo al decreto "liberalizzazioni" delle imprese pubbliche del Governo Monti, il n.1 del 2012, il presidente dell’Amiu Taranto, Gino Pucci, ha sottolineato che la regione Puglia deve continuare a seguire la linea della fermezza “al fine di salvaguardare il grande laboratorio delle aziende pubbliche pugliesi”. Pierluigi Introna, capogruppo Sel Bari, ha espresso le proprie perplessità circa la convenienza dei privati a subentrare in aziende pubbliche in genere in perdita senza determinare un taglio del personale e un aumento delle tariffe.

"Bari, una città che fa la differenza". Convegno organizzato da SEL (Sinistra Ecologia e Libertà), con Lorenzo Nicastro Assessore Regionale alla Qualità dell’Ambiente, Raphaël Rossi (professionista specializzato nella progettazione di sistemi per la raccolta differenziata), Maria Maugeri (Assessore Ambiente Comune di Bari), Francesco Longo (Ingegnere Ambientale), presidente Gianfranco Grandagliano (Amiu Bari), presidente Gino Pucci (Amiu Taranto), Pierluigi Introna (Capogruppo Sel Bari), Giuliana Trisorio Liuzzi (Uniba/A.r.t.i.).

venerdì 18 maggio 2012

Puglia, gestione rifiuti ato provinciali: Nicastro presiede il Comitato di Controllo e Monitoraggio - ECO dalle CITTA'

Puglia, gestione rifiuti ato provinciali: Nicastro presiede il Comitato di Controllo e Monitoraggio - ECO dalle CITTA'


Il 18 maggio 2012 si è insediato il Comitato di Controllo presieduto dall’Assessore all’Ambiente della regione Puglia Lorenzo Nicastro, come supporto alla fase di liquidazione dei 15 Ato per il passaggio al nuovo assetto di gestione su Ato provinciali. Richiesto lo Stato Patrimoniale e il Conto Economico ma nessuno ha inviato i propri conti

di Giuseppe Miccoli
venerdì 18 maggio 2012 20:19

Puglia, gestione rifiuti ato provinciali: Nicastro presiede il Comitato di Controllo e Monitoraggio 
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Dopo l’unificazione dei 15 Piani d’Ambito (PdA) in 6 su base provinciale conclusasi il 30 aprile 2012, per la regione Puglia ora diventa prioritaria la fase di liquidazione degli ex 15 Ato territoriali, ossia di quei consorzi dei comuni che dal 2002 avrebbero dovuto garantire, ammortizzandone le spese, la gestione integrata dei rifiuti (selezione, raccolta, trasporto e conferimento) nonché della conduzione dell’igiene urbana (spazzamento e decoro urbano).

Grazie alla nomina dei sei commissari ad acta, un sindaco per ogni capoluogo di Provincia, la prima fase ha determinato la formazione di 6 nuovi piani su base provinciale(deliberazione di Giunta Regionale n. 53 del 19 gennaio 2012, ex l.r. 38/2011) ponendo attenzione principalmente alla pianificazione e alla localizzazione dell’impiantistica dedicata al trattamento della FORSU, la Frazione Organica del Rifiuto Solido Urbano e, in secondo luogo, a quella della frazione residuale da raccolta differenziata, in altre parole dell’indifferenziato. Infine si è provveduto alla nuova mappatura degli ARO, gli Ambiti di raccolta ottimale, ossia alla definizione dei nuovi perimetri geografici su cui insistono le nuove forme associative dei Comuni per i servizi di raccolta dei rifiuti urbani, anche alla luce delle novità introdotte dal decreto Monti.

Con la risoluzione della fase di pianificazione, per la Regione Puglia, dunque, si è aperta una seconda fase. L'estinzione del regime transitorio definendo, il prima possibile, lo Stato Patrimoniale e il Conto Economico dei vecchi 15 Consorzi alla data del 30 aprile 2012.

Strumento operativo che supporterà tale passaggio è il Comitato di controllo e di monitoraggio della Regione Puglia. “Il 18 maggio 2012, insieme alle strutture tecniche dell'Assessorato, con la partecipazione in qualità di osservatore della Prefettura di Bari, - ha spiegato l'Assessore all’Ambiente Lorenzo Nicastro al termine dell'insediamento del Comitato - abbiamo insediato il Comitato di Controllo e Monitoraggio da me presieduto come supporto alla fase di liquidazione dei 15 Ato a seguito della delibera di Giunta 849/2012 che poneva in capo ai presidenti degli Ambiti Territoriali Ottimali gli adempimenti per il passaggio al nuovo assetto della gestione su Ato provinciali”.

La definizione dello Stato Patrimoniale e Conto Economico consentirà di stabilire in modo chiaro e trasparente tutti i debiti e i crediti dei vari consorzi. Inoltre permetterà la comprensione non solo degli eventuali investimenti in termini di raccolta differenziata a fronte di basse percentuali di raccolta differenziata raggiunte, ma anche di stilare una lista dei vari consorzi poco virtuosi e inefficienti. Nessun ex-consorzio, tuttavia, ha ancora inviato i propri dati alla regione Puglia.

“Devo registrare – ha dichiarato Nicastro - che, allo stato attuale, nessuno dei 15 ex presidenti degli Ato territoriali pugliesi ha trasmesso la documentazione richiesta per l'analisi degli stati patrimoniali dei soggetti: il Comitato ha ritenuto quindi di inviare una prima nota di sollecito invitando i 15 ex presidenti nominati commissari ad acta, a rispettare perentoriamente i termini fissati dalla Delibera di Giunta per ottemperare agli obblighi previsti”.

Auspichiamo che, in questa fase, vi sia – ha concluso Nicastro – la collaborazione di tutti i soggetti coinvolti al fine di facilitare i passaggi amministrativi e raggiungere quel risultato di efficienza e migliore gestione che il legislatore regionale ha inteso perseguire con la riduzione a 6 degli Ato”.

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Lecce, rifiuti: il Tar rigetta il ricorso di Confidustria. Semaforo verde al bando di gara - ECO dalle CITTA'

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martedì 3 aprile 2012

Bari, via Crisanzio: sovrailluminazione, assenza di bellezza e di risparmio energetico


Il 31 marzo dalle 20.30 alle 21.30, “l’Ora della Terra" del WWF, per riflettere sul consumo di energia e sui cambiamenti climatici. La città di Bari parteciperà con lo spegnimento di Palazzo di Città sede del Comune di Bari, ma sarebbe da riconsiderare anche l’illuminazione di zone come quella del quartiere Murat.


Ad esempio l'illuminazione debole di Piazza Cesare Battisti si contrappone a quella forte di via G. Crisanzio angolo via G. Suppa, ad opera non solo dei lampioni o delle luci di strada, ma soprattutto di vetrine accese e insegne luminose, benché dopo l’orario di chiusura dei negozi. 


Non sembra esserci l’esigenza di particolare visibilità e illuminazione legate alle questioni di sicurezza, né sono presenti particolari bellezze architettoniche da valorizzare se non l'edificio della scuola Mazzini(in fondo alla strada di via Suppa) dei primi del Novecento.


Emergono piuttosto le necessità di marketing dei negozianti e più in generale un consumo di energia notevole e ingiustificato. In particolare la luce bianca delle insegne luminose private copre la luce gialla dell'illuminazione pubblica. Alla maggiore quantità di emissione luminose non sembra corrispondere un aumento di qualità della visibilità in generale. Al contrario si nota l'assenza di un principio importante come quello del risparmio energetico. 



http://www.youtube.com/watch?v=qpyPEehVvC8&context=C4ae85e3ADvjVQa1PpcFOtXUQEBF-Hx-pFqrzVVWYy1Lh7Tlgr9sI=

giovedì 15 marzo 2012

Cinquantasette giorni

23 maggio 1992 - 19 luglio 1992 (57 giorni)

Giovanni Falcone (Palermo20 maggio 1939 – Palermo23 maggio 1992) è stato un magistrato italiano. Assassinato insieme alla moglie e alla scorta dalla mafia, è considerato un eroe italiano, come Paolo Borsellino, di cui fu amico e collega. 

Paolo Borsellino (Palermo, 19 gennaio 1940 – Palermo, 19 luglio 1992) è stato un magistrato italiano, vittima della mafia. È considerato un eroe italiano, comeGiovanni Falcone, di cui fu amico e collega. 




CRONOLOGIA

23 maggio 1992 - 19 luglio 1992: 57 giorni  - PARTE PRIMA


23 maggio - 19 luglio 1992: 57 giorni  - PARTE SECONDA

23 maggio - 19 luglio 1992: 57 giorni - PARTE TERZA

23 maggio - 19 luglio 1992: 57 giorni (Audio) 





martedì 14 febbraio 2012

La qualità della raccolta differenziata a Bari | video

La qualità della raccolta differenziata a Bari | video


L'inchiesta di Eco dalle Città sulla qualità della raccolta differenziata nel comune di Bari, con Attilio Tornavacca di Esper, interviste di Giuseppe Miccoli,  riprese di Ilaria Marzo, Montaggio di Matteo Finco.     

Quattro i quartieri analizzati: Bari vecchia, Villaggio del Lavoratore (presso Stanic), Japigia e Poggiofranco. La raccolta differenziata peggiora se i bidoncini della raccolta vengono posti al di fuori delle pertinenze condominiali. In questo caso, siamo in presenza di raccolte di "prossimità" e non del vero e proprio "Porta a porta".

video di 11 minuti

Qui il video da 18 minuti, http://vimeo.com/31104448





Le regole dello scrivere bene di Umberto Eco


Le Quaranta Regole dello Scrivere Bene di Umberto Eco, da La Bustina di Minerva, Bompiani (2000), una raccolta non completa delle famose "Bustine", riportate nell'ultima pagina dell'Espresso). Il suo consiglio: «Le faccio mie, con qualche variazione, perché penso che possano essere utili a molti, specie a coloro che frequentano le scuole di  scrittura.»



1. Evita le allitterazioni, anche se allettano gli allocchi.
2. Non è che il congiuntivo  va evitato, anzi, che lo si usa quando necessario.
3. Evita le frasi fatte: è minestra riscaldata.
4. Esprimiti siccome ti nutri.
5. Non usare sigle commerciali & abbreviazioni etc.
6. Ricorda (sempre) che la parentesi (anche quando pare indispensabile) interrompe il filo del discorso.
7. Stai attento a non fare... indigestione di puntini di sospensione.
8. Usa meno virgolette possibili: non è “fine”.
9. Non generalizzare mai.
10. Le parole straniere non fanno affatto bon ton.
11. Sii avaro di citazioni. Diceva giustamente Emerson: “Odio le citazioni. Dimmi solo quello che sai tu.”
12. I paragoni sono come le frasi fatte.
13. Non essere ridondante; non ripetere due volte la stessa cosa; ripetere è superfluo (per ridondanza s’intende la spiegazione inutile di qualcosa che il lettore ha già capito).
14. Solo gli stronzi usano parole volgari.
15. Sii sempre più o meno specifico.
16. La litote è la più straordinaria delle tecniche espressive.
17. Non fare frasi di una sola parola. Eliminale.
18. Guardati dalle metafore troppo ardite: sono piume sulle scaglie di un serpente.
19. Metti, le virgole, al posto giusto.
20. Distingui tra la funzione del punto e virgola e quella dei due punti:  anche se non è facile.
21. Se non trovi l’espressione italiana adatta non ricorrere mai  all’espressione dialettale:  pèso el tacòn del buso.
22. Non usare metafore incongruenti anche se ti paiono “cantare”:  sono come un cigno che deraglia.
23. C’è davvero bisogno di domande retoriche?
24. Sii conciso, cerca di condensare i tuoi pensieri nel minor numero di parole possibile, evitando frasi lunghe — o spezzate da incisi che inevitabilmente confondono il lettore poco attento — affinché il tuo discorso non contribuisca a quell’inquinamento dell’informazione che è certamente (specie quando inutilmente farcito di precisazioni inutili, o almeno non indispensabili) una delle tragedie di questo nostro tempo dominato dal potere dei media.
25. Gli accenti non debbono essere nè scorretti nè inutili, perchè chi lo fà sbaglia.
26. Non si apostrofa un articolo indeterminativo prima del sostantivo maschile.
27. Non essere enfatico! Sii parco con gli esclamativi!
28. Neppure i peggiori fans dei barbarismi pluralizzano i termini stranieri.
29. Scrivi in modo esatto i nomi stranieri, come Beaudelaire,  Roosewelt,  Niezsche,  e simili.
30. Nomina direttamente autori e personaggi di cui parli, senza perifrasi.  Così faceva il maggior scrittore lombardo del XIX secolo, l’autore del 5 maggio.
31. All’inizio del discorso usa la captatio benevolentiae, per ingraziarti il lettore (ma forse siete così stupidi da non capire neppure quello che vi sto dicendo).
32. Cura puntigliosamente l’ortografia.
33. Inutile dirti quanto sono stucchevoli le preterizioni.
34. Non andare troppo sovente a capo. Almeno, non quando non serve.
35. Non usare mai il plurale majestatis. Siamo convinti che faccia una pessima impressione.
36. Non confondere la causa con l’effetto: saresti in errore e dunque avresti sbagliato.
37. Non costruire frasi in cui la conclusione non segua logicamente dalle premesse: se tutti facessero così, allora le premesse conseguirebbero dalle conclusioni.
38. Non indulgere ad arcaismi, apax legomena o altri lessemi inusitati,  nonché deep structures rizomatiche che, per quanto ti appaiano come altrettante epifanie della  differanza  grammatologica e inviti alla deriva decostruttiva  – ma peggio ancora sarebbe se risultassero eccepibili allo scrutinio di chi legga con acribia ecdotica – eccedano comunque le competente cognitive del destinatario.
39. Non devi essere prolisso, ma neppure devi dire meno di quello che.
40. Una frase compiuta deve avere.